Riportato in luce negli anni cinquanta dall'archeologo Enrico Fiumi, il teatro romano di Volterra viene generalmente datato verso la fine del I secolo a.C.
Era parzialmente scavato nel pendio naturale di un'elevazione, in analogia ai teatri greci da cui trae ispirazione per struttura e stile architettonico del colonnato.Infatti, questa parte della città non era occupata da costruzioni etrusche poiché vi si trovavano solamente opere di contenimento del pendio, pertanto i romani videro il luogo adatto alla costruzione del grande edificio d'intrattenimento.
La capienza degli spalti del teatro doveva aggirarsi intorno ai 3500 spettatori viste le sue dimensioni (diametro di 60 metri per 24 gradini), paragonabile ad altri teatri simili per dimensioni (Trieste, Djemila o Dougga).
Alla fine del III secolo il teatro venne abbandonato e in prossimità dell'edificio scenico vi fu installato un impianto termale, oggi parte dell'area archeologica.
In epoca medioevale le mura cittadine inglobarono il muro di chiusura della parte più alta delle gradinate.
Volterra è un vero scrigno di tesori archeologici, con la sua Storia plurimillenaria che inizia con l'epoca etrusca, seguita da quella romana e proseguendo con il Medioevo.
Ancora oggi è possibile riportare alla luce non solo una quantità enorme di antichi manufatti risalenti a una delle tre epoche sopra citate, ma anche i resti di antichi edifici come l'anfiteatro per gladiatori riemerso proprio negli ultimi anni.
Volterra è un vero museo a cielo aperto e lo stesso centro abitato trasuda antichità e Storia.
In questo contesto, il teatro romano spicca per maestosità e per una storia particolare che riguarda gli scavi di Enrico Fiumi.
Sembrerebbe infatti che al fine di velocizzare le operazioni l'archeologo si fosse avvalso dell'impiego nel sito dei pazienti dell'ospedale psichiatrico cittadino, i quali contribuirono a riportare alla luce questo importante frammento del passato venendo a loro volta ricordati dalla Storia.






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