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Mi chiamo Yvan Argeadi, scrittore di diversi generi ma prevalentemente storici ( racconti brevi, romanzi e saggi ), esploratore archeologico, membro del GAP ( Gruppo Archeologico Pisano ).

Ho un attestato di studio in archeologia. 

Giro l'Italia e il mondo esplorando luoghi del passato e documentandoli sui miei canali social. 

In Toscana prendo parte sul campo alle attività archeologiche del gruppo cui faccio parte.

Sono nato nel 1987 a Torino ma orgogliosamente da famiglia tarantina e attualmente vivo in Toscana. 

Con questo sito web vi porto nei luoghi che esploro, per questo è in costante aggiornamento. 

Non tutti i luoghi che documento sono aperti al pubblico, tuttavia la maggior parte di essi sì, quindi seguitemi e potreste trovare spunti per i vostri prossimi viaggi culturali nel nostro Paese o fuori dai suoi confini. 

venerdì 3 ottobre 2025

La Dea dei Serpenti e la sua origine


In questo articolo non parlerò di un luogo ma di una figura in cui mi sono imbattuto durante la mia esperienza a Creta, la Dea dei Serpenti.

Partirò però dagli albori della religiosità umana per tracciare una linea che a Lei conduce e fornire sia spiegazioni culturali che percezioni teologiche legate alla Dea.
Prima della nascita delle società complesse, quando l'uomo ancora viveva unicamente di caccia e nomadismo, la forma di credenza religiosa più diffusa sembrerebbe essere stata quella che in tempi recenti ha assunto la denominazione di "animismo".
L'animismo è un termine con cui l'antropologia accomuna un vasto e variegato insieme di religioni o culti in cui prevale l'attribuzione di qualità divine o soprannaturali a oggetti, luoghi o esseri materiali.
Queste religioni non considerano le divinità come esseri puramente trascendenti, bensì attribuiscono proprietà spirituali a determinate realtà fisiche.
Questo tipo di credenze è così chiamato perché si basa su un certo grado di identificazione tra principio spirituale divino (anima) e aspetto materiale di esseri ed entità (quali anche demoni o altre presenze).
La posizione filosofica corrispondente all'animismo viene di solito chiamata panpsichismo.
Studi sull'animismo sono presenti anche nella letteratura psicoanalitica.
All'interno di Totem e tabù di Sigmund Freud, l'animismo viene considerato una fase primitiva dello sviluppo sociale.
Una recente e originale chiave di lettura ispirata alla tradizione junghiana afferma invece che l'animismo, lungi dall'essere l'ingenuo prodotto di un pensiero pre-logico come sosteneva l'antropologo Lévy-Bruhl, nasce piuttosto da una psicologia tutta incentrata sugli aspetti soggettivi della psiche (sensazione e intuizione).
Da tale concezione si sarebbe creato un sistema culturale basato sulla proiezione dell'inconscio sulla Natura, ad esempio su luoghi sacri, o identificandosi con lo spirito degli animali totemici, recuperando così competenze ancestrali; ci si confronta con l'anima di defunti o di nemici per affrontare e superare i propri conflitti interni.
L'animismo trovò il suo epilogo nell'era Paleolitica, circa 500.000 anni fa, quando i primitivi scolpirono per la prima volta nella pietra l'immagine di una donna.
Uno spirito femminile che permea ogni cosa nell'Universo, grembo che consente il miracolo della nascita di umani, animali, piante, astri.
La Dea Madre, la prima divinità venerata dall'uomo e dunque la prima forma attestata di una religione di stampo teista.
Le Veneri Paleolitiche  sono piccole statue preistoriche raffiguranti donne con gli attributi sessuali molto pronunciati e ritratti con certo realismo (laddove il resto del corpo, a partire dal viso, è raffigurato in modo assai approssimativo).
Vengono dette anche "Veneri steatopigie" (dalle parole greche στέαρ, στέατος, "grasso", "adipe", e πυγή, "natiche", quindi "dalle grosse natiche") o callipigie (sempre dal greco καλλιπύγος, composto di κάλλος, "bellezza", e πυγή, quindi "dalle belle natiche").
Le Veneri rappresentano le prime raffigurazioni del corpo umano.
Sono di dimensioni minute (alcune intorno ai 20 cm, altre di soli 4 cm).
I materiali più utilizzati sono steatite, calcite, calcare marmoso.
Tali "Veneri" sono state rinvenute in diverse località europee, tra cui Brassempouy, Lespugue, Willendorf, Malta, Savignano sul Panaro e Balzi Rossi, ma sono di fatto diffuse dall'Atlantico alla Siberia.
Mentre la tradizione vuole che esse appartengano alla facies aurignaziana, esse per di più sono in realtà gravettiane e solutreane: la datazione resta comunque controversa, dato che i ritrovamenti sono avvenuti spesso in condizioni che non assicurano una corretta ricostruzione scientifica.
Oltre alla produzione gravetto-solutreana, esistono Veneri risalenti alla più recente cultura magdaleniana, come la Venere di Monruz di 11.000 anni fa.
Ad oggi si conosce un solo esemplare della più antica cultura aurignaziana, la Venere di Hohle Fels, ritrovata nel 2008 in Germania e datata intorno ai 35.000 anni fa.
La più antica tuttavia resta la Venere di Tan-Tan rinvenuta in Marocco e databile a circa 500.000 anni fa.
Il motivo di tali rappresentazioni resta del tutto ipotetico: mentre alcuni ritengono che queste statuine vadano interpretate come raffigurazioni realistiche della femminilità dell'epoca (così la steatopigia resta una caratteristica di Ottentotti e Boscimani), secondo altri tali raffigurazioni corrispondono alle prime speculazioni dell'uomo neolitico intorno al rapporto tra natura e vita: l'osservazione del ciclo delle stagioni suggerì che la vita stessa era legata ad un ciclo.
Essendo la donna origine della vita del figlio, si sarebbe sviluppato un culto della Dea Madre.

Inanna, o Innin forse con il significato di "Signora del Cielo", anche dMÚŠ con il significato di "Splendente"; in dialetto emesal: gašan.an.na) è la Dea sumera della fecondità, della bellezza e dell'amore, inteso come relazione erotica (con l'epiteto di nu.gig, inteso come "ierodula") piuttosto che coniugale; successivamente assimilata alla Dea accadica, quindi babilonese e assira, Ištar (anche Eštar).
Inanna/Ištar è la più importante divinità femminile mesopotamica nonché la naturale evoluzione, dovuta al passaggio delle società dallo stato primitivo a quello organizzato nonché socialmente e politicamente civilizzato, della Venere Paleolitica avvenuto circa 6.000 anni fa.
Inanna era anche Dea della guerra, della giustizia, dell'agricoltura e regolava i cicli della natura.
La sua natura dualistica (Dea delle piogge sia gentili che assassine) la rende una delle figure più interessanti della mitologia arcaica.
Inanna incarnava la massima rappresentazione divina.
La poetessa e sacerdotessa Enheduanna, i cui poemi risalenti al XXIV sec. a.C. rappresentano i primi esempi di poesia mai ritrovati, elevò Inanna a Dea principale dell'intero pantheon sumero nella sua opera "L'esaltazione di Inanna".
A Ištar (adattato anche in Ishtar) era dedicata una delle otto porte di Babilonia, oggi esposta al museo di Berlino.
Ishtar è collegata con Eostre o Ostara, la Dea Anglosassone della Primavera, il cui nome ha dato origine all'etimo inglese "Easter" (Pasqua), legato etimologicamente ad Ishtar (la Dea che ha dato vita all'embrione universale, l'uovo cosmico simboleggiato dalle uova pasquali e dalla rigenerazione-rinascita che la Pasqua rappresenta).
La Pasqua, dunque, originariamente era la festività sacra della Dea in questo libro trattata.
I principali centri del suo culto erano Uruk, Assur, Babilonia, Ninive.
Il culto di Ištar si diffuse anche in Egitto durante la XVIII dinastia.
Secondo la tradizione il culto potrebbe essere stato importato da Amenofi III con la richiesta fatta a Tushratta, re di Mitanni, di poter avere la statua della Dea conservata a Ninive allo scopo di curare una malattia del sovrano egizio.
La figura di Ištar si trova connessa con molte altre Divinità del Vicino Oriente antico come Anath, Anutit, Aruru, Asdar, Asherat, Astarte, Ashtoreth, Athtar, Belit, Inanna, Innimi, Kiliti, Mash, Meni, Nanâ, Ninhursag, Ninlil Nintud e Tanit.
Da questo fatto deriva anche la grande quantità di simboli diversi associati alla Dea.
I numerosi miti riguardanti Ištar sono spesso in contrasto tra loro.
In alcuni racconti è figlia di Sin, Dio della Luna, e sorella di Šamaš, Dio del sole, mentre in altri è descritta come figlia di Anu, Dio del cielo.
In ogni versione, tuttavia, Ištar è descritta come sorella di Ereshkigal e sua controparte.
In tutti i racconti si mantiene comunque l'associazione della Dea con il pianeta Venere, che le comporta l'appellativo di Signora della Luce Risplendente.
L'iconografia della Dea è associata anche alla stella a otto punte, un simbolo che si ritrova anche (seppur in modo IMPROPRIO) nell'iconografia cattolica correlato alla Vergine Maria.
Il simbolo della stella a otto punte rievoca il fatto che il pianeta Venere ripercorre le stesse fasi in corrispondenza di un ciclo di 8 anni terrestri, cosa già ampiamente conosciuta agli astronomi/astrologi sumeri.
Durante la sua discesa negli inferi in un noto poema la Terra si arresta e nulla può essere generato, a evidenziare la caratteristica di Dea Madre mantenuta dalla Dea.
I suoi appellativi sono: "Argentea", "Donatrice di Semi", quindi governava anche la fertilità e il raccolto.
In un'epoca successiva divenne anche la protettrice delle prostitute e dell'amore sessuale.
Era la Dea delle tempeste, dei sogni e dei presagi e distribuiva agli uomini potere e conoscenza, chiamata anche Astarte presso i Fenici, i Cananei e i greci.
Astarte era la Divinità più importante della zona mediorientale.
Nota col nome greco antico di Αστάρτη e come עשתרת in ebraico, fu una divinità femminile comune ad ogni nazione di origine semitica e non solo. 
Ištar è assolutamente identica alla Dea azteca Tlazolteotl rinvenuta in Messico, Dea Madre, patrona della sessualità e della guerra.
Sempre nelle Americhe la tribù Pawnee venera la Dea Atira, con caratteristiche e una fonetica del nome simili alla Dea mediorientale Athirat, ma come due culture tanto distanti nel tempo e nello spazio possano condividere una medesima figura senza avere avuto contatti, resta un mistero.
Per i norreni, invece, forti similitudini si riscontrano in Freya, Dea guerriera dell'amore carnale associata anch'essa al pianeta Venere tanto che il giorno del venerdì, che da Venere prende il nome, in inglese si pronuncia Friday (giorno di Freya). 
Astarte era considerata la Grande Madre fenicia.
Non solo, Astarte fu adorata anche dagli egizi col nome di Hathor prima e Iside in seguito; divenne Afrodite per i greci, Venere per i romani Urania, Cipride e Tanit per i cartaginesi.
Tanit, o Tinnit, era una Divinità fenicia e cartaginese che deteneva uno dei posti più importanti a Cartagine e a Sarepta e significativamente, per una città prettamente commerciale, la sua effigie compariva nella maggior parte delle monete della città punica.
Il nome sarebbe legato al significato di "Dea Madre" e di origine libica, sebbene sia stata collegata ad Astarte e la si ritiene di origine fenicia.
Tanit era una delle consorti di Baal Hammon ed era venerata come Dea protettrice della città e Dea della fertilità e godeva di speciali favori e venerazione da parte dei cittadini di Cartagine e del suo impero e dagli indigeni libici; aveva tra i simboli il melograno, la colomba e la palma.
Per i Cartaginesi, Tanit era Dea della fertilità, dell'amore e del piacere, associata alla buona fortuna, alla Luna e alle messi.
Non esiste certezza riguardo alla pronuncia del nome della divinità, chiamata TNT in lingua fenicia e punica (non veniva resa la vocalizzazione).
Alcuni studiosi ritengono potesse chiamarsi Tinnit; il nome Tanit (pronunciato Tànit o Tanìt) si diffuse grazie al successo dell'opera Salammbô dello scrittore Gustave Flaubert.
Il simbolo di Tanit può essere osservato nella maggior parte delle steli delle necropoli puniche, dall'Africa Mediterranea, alla Sardegna, alla Sicilia, alla penisola Iberica (Spagna). 
La Gran Madre Tanit tra i suoi appellativi divini era anche chiamata Mirionima, ovvero "dai 10.000 nomi".
Appellativo passato alla Iuno Caelestis, che altri non è che Tanit stessa nella forma ellenistico-romana.
"Pe'ne Baal" significa "Viso di Baal" o "di fronte a Baal" ed era una delle epiclesi divine con cui era invocata.
Quest'ultimo titolo indicava e le conferiva la prerogativa di avere la precedenza su Baal Hammon stesso, ma non è determinato in quale ambito liturgico o teologico ciò avvenisse o in relazione all'altro componente, Eshmun, della triade cartaginese.
Secondo molti autori classici, tra cui Diodoro Siculo, il culto di Tanit richiedeva anche sacrifici umani di neonati.
Tuttavia l'informazione potrebbe rientrare nella propaganda anti-cartaginese presente nella letteratura latina del periodo repubblicano.
Tali riti sembrano confermati dalla presenza, nei tophet (altari) dedicati alla Dea di numerosi resti scheletrici combusti di bambini. Tuttavia, archeologi contemporanei sostengono che nei tophet venissero deposti gli infanti morti prematuramente per malattia, sottolineando come i cartaginesi non praticassero sacrifici umani.
I simboli totemici di questa Dea erano numerosi: il leone, ora il cavallo, ora la colomba, in Egitto la sfinge.
Nell’arte iconografica antica viene rappresentata quasi sempre nuda, oppure mentre allatta un bambino, o ancora con delle serpi in mano.
Lei è anche Cibele, Dea asiatica dell’agricoltura. 
In ogni cultura antica ed in ogni tempo, Astarte rappresenta la Signora, l’esempio di donna, simbolo di fertilità e di bellezza ineguagliabile.
Considerata la Dea Madre per eccellenza, raffigurata come genitrice di tutti gli esseri viventi e come sposa del Dio Baal, la Dea Astarte viene anche associata nel culto alla divinità maschile. 
In molti culti mediorientali Astar veniva associata quale consorte di altri Dei.
La Dea Madre, o Dea nuda, dal fatto che nella maggior parte delle raffigurazioni essa appare senza vesti, è la più ancestrale figura di Dea donna.
Nella Bibbia il riferimento a lei è quasi sempre accompagnato dalla descrizione di culti pagani e di idolatria.
Singolare dal momento che ella fu, in passato, oggetto di culto anche presso il popolo ebraico con il nome di Asherah quale consorte del dio biblico Yahweh, utero senza il quale gli sarebbe stato impossibile generare la vita.
In seguito, Yahweh stesso ne proibì il culto al suo popolo eletto, pena la morte sul fuoco, come se la Dea fosse stata ripudiata dal suo sposo e scaraventata all'Inferno, concezione con la quale gli ebrei vollero giustificare la demonizzazione di colei che era stata per secoli la loro stessa Dea.
Pratica assai diffusa in onore di questa Dea era la ierodulia, cioè la prostituzione sacra, un aspetto importante condiviso da moltissime delle civiltà antiche, sia in Oriente che in Occidente.
Richiama il ricordo di atavici riti legati alla Dea Madre ed alle sue funzioni legate alla procreazione, quindi alla prosperità ed alla ciclicità.
In questo sistema l’atto sessuale diventa quello in cui gli esseri viventi si incontrano per dar vita a qualcosa di altro, che permetterà loro di far continuare la propria specie.
Tale concetto è fondamentale nell’antichità e quindi è sacralizzato, sia in positivo, con riti e festeggiamenti, sia in senso negativo, ad esempio con il celibato che caratterizzava alcune caste sacerdotali, come le Vestali.
L’accezione negativa della sessualità è un’eredità propria del cristianesimo che non concependo una simile ritualistica diffusa in tutto il mondo antico, la demonizzò.
La ierodulia era ampiamente praticata in tutto il Medio Oriente, a Corinto in Grecia, a Cipro, Citera, in Sicilia e in Sardegna.
Tuttavia, tra le Veneri Paleolitiche e le varie divinità femminili sopra descritte, intercorre un lasso temporale di circa 4 millenni.
Un tempo lunghissimo durante il quale si sviluppò nel Mediterraneo una civiltà che precedette addirittura le piramidi egizie.
Stiamo parlando dell'antichissima civiltà Minoica, già ampiamente descritta in un altro articolo di questo sito.
Proprio presso i Minoici era venerata quella che è una delle forme più antiche della Dea Madre, anello di congiunzione tra le Veneri Paleolitiche e le divinità della fecondità sopra descritte.
La Dea dei Serpenti.




Chiamata così perché ritratta sempre avvolta da diversi serpenti, anche se nella sua forma più conosciuta oltre a questi presenta anche un gatto sul copricapo, era la Dea infera della fertilità e dell'abbondanza.
Una leggenda, che forse tra le righe cela la sua origine mediorientale che la collega alle figure in questo articolo descritte, narra di come la Dea incarnata in spoglie mortali guidò il suo popolo fuori dalla Mesopotamia (probabilmente per salvarlo da qualche cataclisma) e giunta sulle sponde del Mediterraneo fece emergere per loro dalle acque una nuova patria, l'isola di Creta.




La Dea dei Serpenti è raffigurata in statuette votive rinvenute in tutta l'area di Cnosso ed esposte in diversi musei, ma le più celebri si trovano oggi al Museo Archeologico di Heraklion.
Una Dea primordiale, incarnazione più antica della Dea Madre (dopo le Veneri Paleolitiche naturalmente).
Osservando con attenzione l'immagine più nota della Dea con le braccia alzate e due serpenti in mano non si può non notare somiglianza nella posizione con l'effice di Tanit/Astarte/Ishtar nonché non la Grande Dea oggi oggetto di culto presso diverse correnti New Age o neopagane, in primis la Wicca.



Rilievo Burney raffigurante la Dea Ishtar 





Raffigurazione di Inanna 



Altri, invece, la ricollegano alla ben più complessa figura di Lilith.
Inoltre non è diversa dalla Dea Etrusca Turan. 
La differenza sostanziale tra la Dea dei Serpenti e i nomi in questo articolo citati risiede nel fatto che Lei è antecedente a ogni divinità Etrusca, Cartaginese, Fenicia o di altro popolo, seconda solo alla Venere Paleolitica. 
Tuttavia, indipendentemente dal nome, dietro a ogni singola Dea menzionata in questo articolo ci sarebbe dunque una comune origine e una sola divinità primordiale, di cui la Dea dei Serpenti rappresenta uno degli aspetti più antichi.
Una divinità, nella sua forma New Age su menzionata, venerata ancora oggi e pertanto rappresentante non solo del culto primigenio dell'umanità ma anche della forma di religione più duratura in assoluto.
Un culto che quando era fede comune dei Minoici aveva contribuito allo sviluppo di una civiltà pacifica che non conobbe la guerra finché non venne in contatto con un altro grande popolo del passato, i Micenei.
Una vera credenza di pace attuata non solo a parole come le dottrine patriarcali ma anche nei fatti, infranta dalla bellicosità del sopraggiungere dei culti di altri popoli e dalle successive evoluzioni assunte dalla Dea per sopravvivere in società sempre più politeiste.
La Dea dei Serpenti o Dea Madre viveva al tempo dei nostri più antichi antenati, vive oggi e vivrà per sempre e questo perché è l'unica vera fede, il culto delle origini, non una rielaborazione successiva adattata per scopi di potere.
È la nostra fede originaria e una parte di noi lo avverte.
L'unica Dea di cui le altre non sono che sfaccettature.
La Dea dei Serpenti è eterna in quanto unica vera divinità, utero cosmico da cui l'intero universo ha avuto origine e a cui farà ritorno alla fine dei tempi.
La Eurinome degli antichi greci che danza con il serpente Ofione, che condivide con la Astarte sopra citata il titolo di Regina dei Cieli e dal cui ventre fecondato dal serpente si generò l'universo.
Robert Graves intuì l'origine antica di tale mito attribuendolo al culto di una qualche Dea connessa ai serpenti praticato nella Grecia pre-ellenica (Micenea e Minoica).
Non lo sapeva ma aveva trovato la Dea dei Serpenti prima ancora degli archeologi.
Tutto questo simboleggia questa divinità, qui analizzata sia antropologicamente che teologicamente passando per tutte le sue evoluzioni al fine di proporre una chiave di lettura adatta alle interpretazioni di tutti, credenti o ricercatori, quel che conta in prima istanza è sempre informarsi e cercare i punti in comune di ogni enigma al fine di poter trarre le proprie conclusioni.
Lungi da questo articolo il voler essere quanto di più esaustivo possa esserci, piuttosto esso è stato scritto con l'intento di stimolare nel singolo il desiderio di fare ricerca e realizzare la propria personale verità. 





Personalmente, studio la Dea delle origini da oltre 15 anni e "incontrarla" nella forma di Dea dei Serpenti ha avuto per me un significato estremamente importante, oltre che invogliarmi ad approfondire a livello di studio questo suo ennesimo aspetto. 
Ma qual è il suo vero nome?
Molto semplicemente, Dea.
Ma non una versione al femminile di Dio, bensì una figura il cui culto è assai più antico di qualunque forma di cristianesimo di decine di migliaia di anni.
La Dea non è comprensibile da tutti al giorno d'oggi, non teologicamente, ma può esserlo a livello di studio per comprendere la reale origine di ogni religiosità. 
La Dea dei Serpenti è una sorta di aspetto ctonio della Dea Madre, oscura, misteriosa e affascinante, qualcosa che certamente non mancherò di studiare più a fondo. 


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