Benvenuti sul mio sito!




Mi chiamo Yvan Argeadi, scrittore di diversi generi ma prevalentemente storici ( racconti brevi, romanzi e saggi ), esploratore archeologico, membro del GAP ( Gruppo Archeologico Pisano ).

Ho un attestato di studio in archeologia. 

Giro l'Italia e il mondo esplorando luoghi del passato e documentandoli sui miei canali social. 

In Toscana prendo parte sul campo alle attività archeologiche del gruppo cui faccio parte.

Sono nato nel 1987 a Torino ma orgogliosamente da famiglia tarantina e attualmente vivo in Toscana. 

Con questo sito web vi porto nei luoghi che esploro, per questo è in costante aggiornamento. 

Non tutti i luoghi che documento sono aperti al pubblico, tuttavia la maggior parte di essi sì, quindi seguitemi e potreste trovare spunti per i vostri prossimi viaggi culturali nel nostro Paese o fuori dai suoi confini. 

mercoledì 29 aprile 2026

Esplorando l'antica Fiesole


Fiesole, sui monti appena fuori Firenze, è un piccolo scrigno di Storia, popoli e culture che si sono susseguite nell'area per oltre tremila anni. 

Insediata addirittura fin dal Neolitico, dal IV secolo a.C. diviene una delle più fiorenti città etrusche dedita a commerci con quasi ogni popolo con cui riusciva a entrare in contatto.

Diverse sono le tombe a camera sparse per tutto il monte che testimoniano la permanenza degli etruschi nell'area, così come le antichissime mura cittadine e non ultimi gli innumerevoli ritrovamenti di statue, manufatti e urne oggi esposti al Museo Civico nella principale area archeologica della città.
Esattamente su quest'ultima si focalizza il presente articolo poiché proprio qui è possibile ammirare con i propri occhi il susseguirsi di epoche e civiltà.








Dagli etruschi ai romani:

Varcando la soglia del parco archeologico, liberamente esplorabile, lo sguardo viene immediatamente catturato dal grande teatro di epoca romana molto ben conservato la cui costruzione ebbe inizio nel I secolo a.C., oltre duemila anni fa.
Seppur non paragonabile a teatri del calibro di quello da me documentato a Epidauro, mantiene tuttavia parte dell'acustica che doveva avere in origine ed è sicuramente uno dei meglio conservati e imponenti che abbia mai visto.
Ma qui siamo già in epoca romana, per vedere con i propri occhi il passaggio di cultura occorre spostarsi di alcune centinaia di metri alla sinistra del teatro per potersi imbattere nei resti di un antico tempio etrusco, successivamente riutilizzato proprio dai romani.
È qui che si può vedere il primo dei cambiamenti culturali sopra descritti.
Posizionandosi esattamente davanti alla scalinata che doveva condurre all'interno del luogo di culto è possibile con un po' di immaginazione dedurre le enormi dimensioni che l'edificio poteva vantare.
Se invece si percorre il sentiero a destra del teatro si raggiunge quell'edificio che in ogni città insediata dai romani era assolutamente immancabile, le terme.









La bellezza di questi resti risiede nell'area circostante all'edificio termale, grazie al terreno divelto è possibile scorgere il percorso seguito dall'acqua nelle canaline sotterranee.
Tuttavia chi mi conosce sa bene quanto io sia appassionato di antiche tombe e quest'area non mi ha lasciato digiuno da questo punto di vista.








La necropoli longobarda:

Tornando nell'area del tempio etrusco-romano, proprio sulla sinistra dello stesso è possibile vedere delle costruzioni al livello del terreno che paiono più recenti rispetto al resto del luogo.
Esse infatti risalgono al Medioevo, precisamente in un periodo compreso tra il VII e l'VIII secolo d.C.
Si tratta essenzialmente di sepolture a terra facenti parte di una rete necropolare longobarda che si estendeva anche al di fuori del parco archeologico, alcune delle quali sono state "asportate" e ricostruite all'interno del museo sopra menzionato così da permettere ai visitatori di ammirarne l'interno nonché le usanze funerarie dell'epoca.
Tornando a parlare del suddetto museo, bellissimo nell'architettura esterna in stile romana, esso ospita anche un gran numero di manufatti, armi, statuette votive e moltissimo vasellame in perfette condizioni proveniente dai commerci dell'antica Fiesole con Grecia e Magna Grecia.










Conclusione:

In conclusione, Fiesole non ha niente da invidiare ad altri luoghi della Toscana con una simile continuità abitativa e passaggio di testimone da una cultura all'altra.
Per certi versi è stata capace di rammentarmi quella Volterra in cui spesso mi reco in esplorazione e in cui lo stesso abitato moderno è locato in edifici pieni di Storia.
Un paese in cui si respira aria di antichità appena fuori dalla caotica Firenze, ricchissimo di archeologia e luoghi che in questa mia prima escursione sul posto non mi è riuscito visitare.
Ci ritornerò senza ombra di dubbio, la prossima volta andando alla ricerca di qualche altra tomba in cui, torcia alla mano, posso addentrarmi come già fatto in diverse altre zone della Toscana.
Oggi mi sono dedicato al magnifico parco archeologico con museo annesso il cui focus era in prevalenza l'epoca romana, con tracce etrusche e longobarde, la prossima volta andrò esclusivamente a caccia di etruschi e non mi periterò nell'esplorare tutto il monte.
Una meta senza dubbio consigliatissima a tutti gli appassionati di archeologia. 

giovedì 23 aprile 2026

EVENTO CULTURALE DEDICATO A CLEOPATRA




Martedì 26 maggio alle ore 16:30 sarò alla biblioteca SMS di Pisa per la presentazione del mio ultimo libro: La tomba di Cleopatra.

Vi parlerò brevemente di Cleopatra prima di spostare l'attenzione all'argomento da me trattato nel testo, dalle varie teorie circa il destino della tomba della più famosa regina di tutti i tempi alle campagne archeologiche che si sono succedute nel tempo fino a parlarvi del libro stesso. 

Naturalmente senza danneggiarvi la lettura.

L'ultima mezz'ora sarà dedicata a firmacopie e scambio di due parole con chi ne avrà piacere. 

L'evento rientra nel più ampio programma nazionale "Il Maggio dei Libri" e sarà organizzato in collaborazione con la biblioteca in questione e con la Proloco Pisa Città.

Nella tomba di Dracula




Alcuni misteri sembrano destinati a portarsi dietro leggende per l'eternità.

Altri ancora sono coperti da un velo di soprannaturale che ne aumenta il fascino e tra di essi ce ne sono alcuni che solo a pronunciarne il nome fanno calare il silenzio tra i presenti, come se una forma atavica e ancestrale di paura bussasse alle porte della ragione.
Tra questi si candida sul podio la ricerca della tomba di una figura il cui solo nome in passato era più che sufficiente per far precipitare nel panico interi eserciti.
Un uomo vissuto a metà tra folklore e realtà storica, noto universalmente a tutti letterariamente e ad alcuni anche storicamente.
Stiamo parlando di Vlad Tepes di Valacchia, noto anche come Vlad Draculea (figlio del drago) ma conosciuto ai più con un nome capace di risuonare come eco nella notte: Dracula.


La figura storica:

Principe di Valacchia, nell'attuale Romania, Vlad III detto Tepes (l'impalatore) nacque a Sighișoara nel 1431 e morì nel 1477 e nel 1480.
Avete letto bene, ho scritto "e" non "o" tra una data di morte e l'altra.
Esistono infatti versioni differenti circa la sua dipartita, tuttavia esse si fondono con la leggenda secondo la quale sarebbero vere entrambe e lui sarebbe morto due volte, tornato dalla tomba la prima volta e definitivamente sconfitto la seconda.
Secondo un'altra ipotesi, invece, la prima volta venne solo fatto prigioniero dai nemici (per l'ennesima volta).
Divenuto voivoda di Valacchia, Vlad difese il suo regno dall'espansionismo Ottomano in modo tanto violento e sanguinario che un minuscolo principato sperduto tra le montagne dell'Europa dell'est riuscì a incutere terrore a un impero.
Faceva impalare tramite lunghe picche appuntite di legno i nemici sconfitti, deceduti o ancora vivi che fossero.
Decine di migliaia di corpi agonizzanti issati in una macabra distesa di pali acuminati.
L'impalamento, sua pratica prediletta, fu perfezionato col tempo tramite la creazione di pali più sottili che infilati nel retto del malcapitato ancora vivo potessero uscire dalla bocca senza danneggiare mortalmente organi interni.
I pali venivano poi issati e gli individui lasciati a perire lentamente dopo giorni di calvario.
Se questo vi suscita moti di orrore, sappiate che non è nulla in confronto ad altre pratiche adottate da Vlad per scoraggiare lo sconfinamento nel suo regno.
Alcune cronache ad esempio riportano come alcuni ambasciatori stranieri rifiutassero di togliersi il turbante in sua presenza.
Vlad, che era magnanimo, acconsentì affinché lo indossassero senza problemi, ma in modo permanente.
Fece fissare i turbanti alle loro teste tramite piccoli chiodi, dopodiché iniziò le trattative secondo i metodi consoni a un Paese civile, mentre sorseggiava da una coppa un cocktail a base di vino e sangue nemico.
Vlad usava simili metodi repressivi anche per combattere la criminalità all'interno del suo regno.
È infatti nota l'usanza di lasciare a ogni fontana delle sue città un calice d'oro così da permettere a chiunque di potersi abbeverare liberamente.
Accanto alle fontane però si ergeva anche un palo appuntito, monito per chi avesse tentato di rubare il prezioso calice e credetemi, se ci aveste anche solo fatto un pensiero Vlad lo avrebbe scoperto, come dimostra la storia di un mercante itinerante che si ritrovò a transitare nel suo regno.
L'uomo, con un carro pieno di monete d'oro e d'argento, chiese al principe dove poter nascondere i suoi averi per il tempo della sua permanenza in Valacchia.
Vlad accolse il mercante a braccia aperte affermando che poiché il suo era un Paese senza criminali, avrebbe potuto tranquillamente lasciare il carro nella pubblica piazza senza temere per i suoi averi.
L'indomani il mercante si recò al carro e rimase sbigottito nel constatare come non solo il suo denaro fosse ancora all'interno del mezzo, ma contandolo notò addirittura la presenza di una moneta in più (secondo un'altra versione invece il carro scomparve per essere restituito alcune ore dopo).
Colto da spirito di onestà, l'uomo si recò dal principe facendogli presente il particolare della moneta.
Vlad sorrise soddisfatto, abbracciando il mercante e complimentandosi per la sua onestà, indicandogli però anche un palo issato poco lontano e spiegandogli come esso sarebbe stato destinato a lui se avesse lasciato il Paese intascandosi la moneta.
Il mercante, con il sangue gelato nelle vene, ringraziò il principe e riprese il suo viaggio verso il centro Europa a passo svelto e senza ripensamenti.
Ma Vlad non era solo terrore, la sua storia è ricca di momenti degni delle migliori sceneggiature hollywoodiane, eppure tutti veri.
Dalla sua prigionia presso i nemici al riscatto del trono che nel frattempo gli era stato sottratto, dal suo ingresso nel cosiddetto Ordine del Drago (una sorta di élite militare papale incaricata di difendere il Cristianesimo in quelle terre ricorrendo a qualunque mezzo) fino all'epica battaglia finale dove i suoi nemici, non riuscendo a ucciderlo, furono costretti a decapitarlo e separare dunque la testa dal corpo affinché non tornasse più dal mondo dei morti.
Come vedete è difficile discernere, da eventi reali, la componente storica da quella leggendaria.
Vlad Draculea è stato tutto questo, ancora oggi visto come eroe nazionale in Romania e come il diavolo in Terra nel resto del mondo, non sorprendente che lo scrittore Bram Stoker si sia ispirato a lui per dare vita al suo personaggio, il vampiro perfetto, Dracula.



Il mistero della tomba:

Per secoli il monastero di Snagov in Romania è stato indicato come luogo di sepoltura di Dracula nonostante il sepolcro a lui attribuito sia a tutti gli effetti privo di salma umana.
Nel 2014 qualcosa è cambiato.
Una nuova teoria vuole che sua figlia Maria, trasferitasi a Napoli, abbia fatto traslare le spoglie del padre nella città partenopea nella chiesa di Santa Maria la Nova, precisamente nel chiostro piccolo del complesso conventuale risalente al XVI secolo e già luogo di sepoltura di alcuni discendenti di Vlad.
Nel 2025 la decifrazione di una misteriosa iscrizione sulla presunta tomba nella cappella ha suggerito che si tratti proprio della sepoltura di Vlad III: secondo questa teoria, sostenuta fortemente anche da ricercatori dell’Università di Tallinn, Vlad sarebbe stato portato a Napoli dalla figlia Maria Balsa, dove sarebbe stato tumulato nella tomba del suocero di lei, Matteo Ferrillo.
La presenza di simboli particolari sulla tomba tra cui spicca un drago (simbolo di Vlad), rafforza questa ipotesi che troverebbe conferma definitiva solo tramite l'analisi dei resti.
L'iscrizione, che mescola diversi idiomi tra cui il greco antico, fa riferimento ad un campione della cristianità morto due volte, portatore del vessillo del drago e chiamato, forse per un errore ortografico, "Blad dei valacchi".
Come spiegato, solo esami forensi potrebbero confermare o smentire in via definitiva tale ipotesi che nel frattempo viene sfruttata per attirare ricercatori, turisti o anche solo curiosi sul posto e regalare l'emozione di trovarsi al cospetto del luogo dove riposa colui che ha ispirato il più famoso vampiro di tutti i tempi.
Mentre scrivo queste righe (23 aprile 2026) la reale presenza del sanguinario principe di Valacchia in questo luogo da me appena visitato è ancora una teoria senza conferma, ma non nascondo il fascino emanato dal posto.







In esplorazione:

Si accede al luogo della tomba tramite il chiosco laterale alla chiesa, percorrendo un breve loggiato quadrangolare in cui sono presenti diverse sepolture.
Il chiosco è a cielo aperto nella parte centrale mentre il perimetro, in cui sono presenti i sarcofagi murati, è coperto da un soffitto ad archi riccamente affrescato.
La tomba di Vlad è riconoscibile non solo dal simbolo del dragone e dalla targa con impresso il suo volto ma anche da un busto del principe che visibile da lontano ne indica immediatamente l'esatta posizione.
Dopo il mio sopralluogo alla tomba ho completato la visita esplorando il resto del complesso di culto che ospiterebbe le spoglie di alcuni nipoti del principe rumeno, per poi tornare a visitare una delle città più belle e ricche di Storia presenti in Italia, una colonia fondata dai greci in tempi lontanissimi e che al tempo del Regno di Napoli dominò tutto il sud continentale della penisola, portandomi dentro l'emozione della suggestiva ipotesi che, tra tutte le antiche tombe esplorate nella mia vita, ora posso annoverare anche quella del vero Dracula.
L'uomo dietro al mito del vampiro, che terrorizzò l'Europa dell'est ma che difese a spada tratta (o sarebbe più opportuno dire a palo tratto) con la paura il suo popolo da chi ambiva sottometterlo.
Colui che secondo la leggenda ingannò la morte.
Vi lascio con una domanda.
E se anche questa tomba fosse vuota? 



giovedì 19 marzo 2026

Il mio nuovo libro




Oggi non descrivo l'esplorazione di un luogo antico, ma annuncio la pubblicazione del mio nuovo libro - LA TOMBA DI CLEOPATRA - disponibile in doppio formato ebook e cartaceo.

Allego di seguito la sinossi dell'opera:


Un saggio che esplora la secolare ricerca della tomba di Cleopatra VII, la leggendaria regina d'Egitto la cui sepoltura rimane uno dei più grandi enigmi dell'archeologia.
L'autore conduce il lettore attraverso un'analisi approfondita delle fonti storiche fino alle più recenti scoperte archeologiche, per delineare un quadro completo degli sforzi compiuti per localizzare il luogo di riposo della regina che fece tremare Roma.
Il saggio esamina le principali teorie e le campagne di scavo che si sono succedute nel corso del tempo, dalla capitale tolemaica di Alessandria, sommersa in gran parte sotto le acque del Mediterraneo, al controverso sito di Taposiris Magna dove recenti ritrovamenti suggeriscono una potenziale connessione con la dinastia tolemaica.
L'autore approfondisce inoltre il contesto storico e politico in cui visse la regina con una breve biografia prima di addentrarsi nell'ambito archeologico.
Il libro non solo documenta la storia di questa affascinante ricerca, ma riflette anche sulle sfide metodologiche dell'archeologia moderna, sull'interpretazione delle evidenze e sulla persistenza del fascino di Cleopatra nella cultura contemporanea.
Chiude la lettura un breve racconto romanzato con protagonista uno degli uomini storicamente più fedeli alla regina, in modo da alleggerire l'esperienza finale e condurre il lettore a ritroso nel tempo con l'immaginazione.



Come descritto si tratta essenzialmente di un saggio che analizza nel dettaglio le varie teorie e spedizioni archeologiche che si sono susseguite nel corso del tempo (alcune in corso ancora oggi) nel tentativo di fare la più grande scoperta archeologica del millennio.
Il testo, partendo da una descrizione biografica della figura di Cleopatra, si sposta poi sull'evoluzione delle pratiche sepolcrali egizie per poi addentrarsi nel cuore dell'argomento relativo alla ricerca della tomba della regina, descrivendo al contempo l'evoluzione delle tecniche archeologiche e le implicazioni storiche che comporterebbe un tale ritrovamento.
Perché trovare Cleopatra permetterebbe a innumerevoli interrogativi nel libro citati di trovare finalmente una risposta.
Conclude l'opera un breve romanzo intitolato "Il guerriero di Cleopatra" dedicato al misterioso Apollodoro di Sicilia, colui che fu l'ombra della regina per buona parte della sua vita.
Una narrazione con riferimenti al tema centrale del libro.
Per me poter scrivere nuovamente di questa figura del passato, la mia preferita, una regina ammaliante, fiera, incarnazione vivente di Iside, una sovrana colta e astuta la cui immagine di statista e stratega è stata sporcata dall'avversa propaganda romana e sognare che un giorno possa tornare a presentarsi al mondo tramite il ritrovamento della sua sepoltura, è una delle esperienze più importanti come scrittore storico.
Perché Cleopatra era, è e sarà per sempre una delle mie ossessioni storiche più grandi se non forse la più grande. 





Edito da Streetlib e disponibile in tutti gli store online (Amazon, Mondadori store, Feltrinelli store, IBS store, Libraccio, Kobo store, hoepli store, Streetlib store e nel sito della libreria universitaria per citarne alcuni) in formato cartaceo e ebook, il libro è presente anche nei cataloghi delle maggiori catene di librerie fisiche d'Italia e presso di esse ordinabile e ritirabile.
Nella sua versione digitale è invece distribuito a livello internazionale.
Il numero di pagine della versione ebook varia a seconda del formato scaricato (mobi, epub, pdf ecc...) mentre il cartaceo conta 189 pagine.
Il prezzo dell'ebook è 1,50 euro mentre il cartaceo è fissato a 13 euro ma è possibile reperirlo scontato del 3%, del 5% o anche del 10% nei diversi lidi sopra elencati a seconda delle singole offerte che essi propongono.





Prossimamente avrò inoltre l'opportunità di tenere una conferenza sul libro e sul tema da esso trattato con firmacopie.
L'evento, così come luogo, data e orario, sarà pubblicizzato a breve sui miei account social. 





giovedì 19 febbraio 2026

Alla scoperta della Pisa medievale





Introduzione: 


Ogni qual volta mi ritrovo a viaggiare, che sia in Italia o all'estero, la prima cosa che faccio durante il viaggio stesso è una ricerca dei luoghi antichi che posso visitare. 

Da questa mia passione per l'esplorazione di luoghi antichi ha avuto origine questo sito. 

Tuttavia, facendo parte del Gruppo Archeologico Pisano l'area che maggiormente mi ritrovo a trattare è quella in cui opero, la città di Pisa e tutta la sua provincia, dai singoli paesi come Volterra, San Giuliano Terme, Ripafratta e tutti gli altri fino ai siti archeologici sui monti pisani. 

In questo sito ho già trattato ampiamente della presenza prima etrusca e a seguire romana nell'area, così come di alcuni luoghi risalenti al Medioevo. 

Proprio su questo periodo storico si focalizza l'articolo che state per leggere ma questa volta mi concentro su quello che è il centro di Pisa e il passato medievale che trasuda da ogni singolo edificio, vicolo, monumento o chiesa. 

Ho fatto un giro in città fotografando tutto ciò di antico su cui si posavano i miei occhi. 

Mi rendo conto tuttavia che quanto mostrerò e tratterò qui non è che una minima parte di ciò che la città ha da offrire in termini di Medioevo. 

Preparatevi a immergervi nel cuore della Pisa medievale. 



Classico itinerario turistico: 


Inutile girarci intorno, quando un turista approda a Pisa ciò che più d'ogni altra cosa gli interessa vedere è la celebre Piazza del Duomo, o Piazza dei Miracoli, con i suoi colossali monumenti in stile romanico pisano e la famosissima Torre Pendente. 

È normale. 

Giungere qui e mancare la torre sarebbe come andare a Roma e non vedere il Colosseo. 

Purtroppo però esiste una grande differenza tra Roma e Pisa.

Mentre della prima è pienamente valorizzato ogni altro luogo storico della città, a Pisa non si può dire altrettanto e spesso il turista, vista Piazza dei Miracoli, decide di usare la città come trampolino per recarsi altrove, a Lucca o a Firenze. 

Pensano che sia tutto lì, in quella piazza e che non ci sia altro da vedere. 

Ma si sbagliano, ecco perché inizieremo il nostro viaggio proprio da qui per poi recarci in altri quartieri cittadini. 

Oltre a vari musei, Piazza dei Miracoli offre principalmente cinque attrazioni risalenti al Medioevo. 

Iniziamo dalla più celebre, la grande star di Pisa, la Torre Pendente. 



Vista sulla piazza dalla torre 


Naturalmente, avendo vissuto in centro per anni, non ho mancato di visitarla anche all'interno e salirci in cima. 

Piccolo gossip: fu sulla cima di quella torre che feci la proposta di matrimonio a mia moglie. 

Si tratta del campanile dell'adiacente area di culto, pendente a causa del cedimento del terreno argilloso sottostante. 

Pensate che in passato la torre pendeva ancor più di oggi.

Costruita nell'arco di un secolo a cominciare dal 1173, innumerevoli furono i lavori di manutenzione atti a stabilizzarne la struttura fino al secolo scorso quando, tramite tiranti interni, contrappesi e un'opera di bonifica del terreno, fu possibile diminuirne considerevolmente la pendenza e creare una stabilità che stando agli esperti dovrebbe preservarla dal crollo almeno fino al 2300.

Da quell'anno sarà un problema degli ingegneri e della tecnologia del futuro, ma per adesso la torre è salva. 

Il secondo e il terzo monumento della piazza sono il Duomo e il Battistero, rispettivamente databili 1064 il primo e 1152 il secondo. 




Insieme al campanile i tre edifici in stile romanico pisano vanno a creare l'area di culto principale della città. 

La quarta attrazione medievale è il Camposanto Monumentale, un vero e proprio museo a cielo aperto dove le personalità più importanti della Pisa di epoca repubblicana e non solo, tra i quali innumerevoli artisti e uomini di potere, furono tumulati in diverse cripte e all'interno di bellissimi sarcofagi antichi di epoca romana. 










Affreschi, statue e l'architettura ad archi di questo luogo risalente al 1278 lo rendono una delle mete medievali più evocative d'Italia. 












In ultimo, aperto al pubblico da pochi anni il camminamento in quota sulla tratta delle antiche mura di Pisa rimasta ancora percorribile, un percorso di oltre 3 km sull'imponente cinta muraria costruita nel 1161. 




E qui si chiude l'esplorazione di Piazza dei Miracoli la quale, pur possedendo altre attrattive, non fanno al caso di questo articolo. 

È esattamente arrivato a questo punto che il turista medio si convince di aver ammirato tutto ciò che di medievale la città ha da offrire. 

La domanda, tuttavia, può sorgere spontanea: è davvero racchiuso in un'unica piazza il glorioso passato di una città che si diceva l'erede di Roma e che fu, proprio in quei secoli, una delle più potenti Repubbliche Marinare del Mediterraneo? 

La risposta naturalmente è un secco e deciso NO! 




Fuori dai classici itinerari: 


Che cos'ha da offrire Pisa se ci si allontana dal percorso che dalla stazione (o dall'aeroporto) attraversando Corso Italia prima e Borgo Stretto dopo conduce a Piazza dei Miracoli? 

Semplice, altro Medioevo. 

TANTISSIMO Medioevo, infinitamente più di quanto ce ne sia nella suddetta piazza e questo dovrebbe essere percepibile dallo stesso Borgo Stretto, la via più storica della città. 

Sia la via in questione che i suoi vicoli, dai loggiati alla pavimentazione antica fino agli archi che collegano a via Santa Maria e agli edifici di quest'ultima, sono Medioevo puro. 

Ma Pisa è medievale anche sul versante opposto del grande fiume Arno, con piccole tratte interrotte di quella cinta muraria la cui tratta di Piazza dei Miracoli è percorribile, archi, innumerevoli case torri, edifici antichi riutilizzati in epoca moderna, chiese, antichi monasteri adibiti oggi a nuova funzione, alcuni condomini moderni costruiti avvalendosi parzialmente di muri medievali e molto altro.










Per non parlare delle due cittadelle fortificate, la Cittadella Vecchia già precedentemente trattata cliccando QUI e la Cittadella Nuova trattata QUI con il suo magnifico Giardino Scotto all'interno di massicce mura intervallate da possenti bastioni. 











Tra gli edifici medievali lungo via Calvalca il più famoso è la Torre dei Caciaioli, oggi detta Torre del Campano. 




Da qui, procedendo verso est si individuano numerose case torri databili tra il XII e il XIII secolo. 

Non si può non menzionare via San Martino e i vicoletti medievali che da essa si diramano sia in direzione Arno che verso l'interno. 

Può capitare di percorrere uno di questi vicoli, svoltare l'angolo e ritrovarsi dinnanzi a qualche edificio monumentale che nulla ha da invidiare ai già citati monumenti di Piazza dei Miracoli, magari edificato con il medesimo stile architettonico e costruito davanti a un altro palazzo medievale di architettura diversa (vedere foto sottostante).  




Percorrendo i lungarni possono far capolino altre case torri così come la famosa Chiesa della Spina, un magnifico esempio di stile gotico risalente al 1230. 




E se volessimo allontanarci un po' dal centro pur rimanendo entro i confini cittadini? 

In tal caso credo che la chiesa di San Michele degli Scalzi che vedete qui sotto e situata lungo il viale delle Piagge, con il suo campanile pendente (il secondo di Pisa), il mix perfetto tra diversi stili architettonici e artistici dal romanico pisano al bizantino, parli da sola. 





In aggiunta a quanto descritto una menzione particolare va fatta anche quegli edifici di culto come la chiesa di San Pierino in Vinculis che consentono l'accesso alle proprie cripte sotterranee, ma queste meriteranno in seguito un articolo a parte, o la chiesa di San Michele in Borgo edificata tra le rovine di un precedente e antichissimo luogo di culto pagano di epoca romana dedicato al Dio della guerra Marte, testimonianza del passaggio dall'Evo Antico al Medioevo.




Conclusione: 


Tutto ciò che è stato descritto, menzionato e mostrato in questo articolo sulla Pisa medievale è solo una parte di ciò che la città può offrire se, dopo aver ammirato Piazza dei Miracoli, ci si dedica a una ricerca più approfondita. 

Quando parlo di ricerca non intendo tramite web perché a parte pochi edifici o vie qui descritte, la maggior parte del Medioevo pisano non è segnalato da nessuna parte. 

Per ricerca intendo, invece, quella fatta con i propri occhi cogliendo ogni particolare di palazzi, case, monumenti e strade. 









Mentre della Pisa romana è rimasto poco (argomento trattato QUI), e di quella etrusca ancor meno (vedere QUI), se c'è un passato che invece la città trasuda da ogni angolo è proprio quello medievale. 

Pisa è Medioevo ovunque, non solo nell'area della Torre Pendente, ma pochi lo sanno. 

Se siete interessati a visitare le antichità di Pisa dunque, usate questo articolo come spunto ma poi divertitevi a cercare tutto ciò che ho dimenticato di menzionare e credetemi quando vi dico che ho tralasciato davvero molto.