Laddove un tempo sorgeva il regno di Kush si trova oggi la Nubia, una regione che comprende l'estremo sud dell'Egitto e parte del Sudan settentrionale.
Proprio in Nubia, sul versante egiziano, sorge un complesso monumentale senza eguali: i templi di Abu Simbel.
Si tratta di due enormi templi rupestri scavati nel fianco della montagna dal faraone Ramses II nel XIII secolo a.C., eretti per intimidire i Nubiani e per commemorare la vittoria nella leggendaria battaglia di Qadeš combattuta dal grande faraone in Medio Oriente.
All'esterno del tempio dedicato a Ramses vi sono quattro monumenti di dimensioni colossali raffiguranti il faraone sul trono, incarnazione in Terra del potente Dio Ra da cui prende la radice il suo nome teoforo.
All'interno raffigurazioni delle battaglie vinte dal sovrano contro regni e imperi d'Asia, quasi come a voler mostrare ai Nubiani di aver annientato avversari molto più pericolosi di loro.
Nel secondo tempio, dedicato alla Grande Sposa Reale Nefertari, anch'essa divinizzata con le sembianze della Dea Hathor, ritratta sulle pareti interne mentre viene omaggiata dalle stesse divinità e come il marito rappresentata in imponenti monumenti esterni intagliati nel monte.
Dal 1964 al 1968, con l'impiego di oltre duemila uomini guidati da un gruppo di esperti cavatori di marmo italiani, la montagna contenente i templi venne letteralmente tagliata in blocchi e rimontata alcune centinaia di metri più lontano, così da lasciare posto per la costruzione della grande diga di Assuan capace di garantire all'Egitto autonomia energetica e gestione del flusso del Nilo.
Gli italiani attuarono una delle imprese più grandi dell'ingegneria umana.
Abu Simbel, simbolo del potere di Ramses il Grande e dell'amore che egli nutriva per la bella Nefertari, è uno dei più imponenti monumenti del pianeta, anche se purtroppo di non facile raggiungibilità se non con diversi spostamenti interni tra aereo, treno e diverse ore di bus.









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