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Mi chiamo Yvan Argeadi, scrittore di diversi generi ma prevalentemente storici ( racconti brevi, romanzi e saggi ), esploratore archeologico, membro del GAP ( Gruppo Archeologico Pisano ).

Ho un attestato di studio in archeologia. 

Giro l'Italia e il mondo esplorando luoghi del passato e documentandoli sui miei canali social. 

In Toscana prendo parte sul campo alle attività archeologiche del gruppo cui faccio parte.

Sono nato nel 1987 a Torino ma orgogliosamente da famiglia tarantina e attualmente vivo in Toscana. 

Con questo sito web vi porto nei luoghi che esploro, per questo è in costante aggiornamento. 

Non tutti i luoghi che documento sono aperti al pubblico, tuttavia la maggior parte di essi sì, quindi seguitemi e potreste trovare spunti per i vostri prossimi viaggi culturali nel nostro Paese o fuori dai suoi confini. 

domenica 21 dicembre 2025

L'ultima esplorazione prima del 2026

I monti pisani sono un luogo ricco di misteri e tracce storiche. 

Dalle incisioni rupestri all'interno delle grotte che suggeriscono insediamenti umani risalenti al Neolitico ai ritrovamenti di manufatti di epoca Etrusca fino ai resti di edifici medievali. 



È proprio a quest'ultima categoria che oggi dedicherò spazio documentando la mia più recente esplorazione alla scoperta dell'Eremo della Spelonca, con cui chiudo questo 2025 di avventure in luoghi antichi, situato proprio sui monti che separano come un confine tracciato dalla natura Pisa e Lucca. 

Questi monti sono ricchi di eremi risalenti al Medioevo, tra i quali spicca l'Eremo di Rupecava in cui l'anno scorso svolsi attività archeologica insieme agli altri membri del Gruppo Archeologico Pisano, ripulendo il sito e riportando alla luce un vialetto sepolto dalla terra. 

Trattai Rupecava in un articolo che potete leggere cliccando QUI! 

Queste montagne sembrerebbero essere state la destinazione preferita per quegli uomini di fede che volevano ritirarsi dal mondo, in preghiera, contemplazione e ascetismo vivendo appunto una vita da eremiti. 



L'Eremo della Spelonca è uno di questi ma a differenza di quello di Rupecava già trattato il cui accesso è consentito solo agli autorizzati, qui siamo davanti a un luogo antico aperto a chiunque abbia voglia di trascorrere qualche ora in mezzo alla natura e possieda le capacità per tuffarsi in un bel trekking di 4/5 km in salita tra i boschi, senza necessità di fare alcun biglietto d'ingresso o chiedere autorizzazioni varie.



Storia:

L'eremo venne edificato intorno al XII secolo da un gruppo di eremiti che, a differenza dell'iconografia classica che si ha di tale termine, vivevano in comunità, ma pur sempre isolata.

Una micro società composta unicamente da loro, persone desiderose di estraniarsi totalmente dalla vita mondana per cercare la pace spirituale vivendo unicamente di ciò che coltivavano o pescavano, lontani dalla già allora frenetica vita di città e fuori da ogni obbligo, giurisdizione e comodità. 

Ogni giorno essi si svegliavano, aravano il loro piccolo campo, andavano a caccia e infine pregavano. 

Pregavano per ore interminabili, alcuni dall'ora di pranzo fino a tarda sera quando sarebbero andati a dormire. 

La cena, per gli eremiti, è un vizio. 

Il denaro altrettanto. 

D'inverno, alle loro mansioni quotidiane, si aggiungeva quella di procurarsi e tagliare la legna per il camino davanti al quale potevano riscaldarsi, sempre pregando incessantemente. 

Così vivevano gli eremiti qui stanziati. 

Non si hanno molte altre notizie su di loro e tantomento sul luogo, se non che dopo essere caduto in disuso venne dapprima restaurata la chiesetta intorno al 1800, forse nel tentativo di convogliarvi in pellegrinaggio la popolazione dei piccoli paesini ai piedi del monte e in seguito abbandonato. 



In esplorazione: 

Ci sono almeno due sentieri per raggiungere l'area in cui sorge l'eremo ma mi limiterò a descrivere quello da me percorso. 

Partendo dalla cava di marmo di San Giuliano Terme da cui venne estratta la materia prima per i monumenti di Piazza dei Miracoli a Pisa, e oggi trasformata in un'ampia area di spettacoli culturali detta "anfiteatro di San Giuliano", si percorre un sentiero pulito che costeggia il cosiddetto "Passo di Dante", definito così poiché il poeta ne fece menzione nella Divina Commedia. 

Conviene armarsi di indicazioni poiché risalendo i monti vi sono alcuni bivi e cartelli ingannevoli di proprietà private che potrebbero deviare l'esploratore dal percorso corretto. 




Raggiunta finalmente l'area in prossimità di un altro edificio diroccato la prima cosa che si nota è sicuramente ciò che rimane della chiesa, il cui interno logorato dalle ingiurie del tempo si mostra ancora parzialmente affrescato. 





Accanto ad essa si trova una scalinata che conduce ad uno spazio aperto sopraelevato simile a una piazzetta con al centro un pozzo per la raccolta dell'acqua piovana scavato verticalmente nel terreno. 



Recandosi sul retro della chiesa è possibile notare un'altra piccola scalinata che a differenza della prima scende verso il basso a diversi metri sotto terra, immergendosi in una stretta e bassa apertura nella roccia scavata dalla natura.

Si tratta della grotta Spelonca da cui il luogo prende il nome. 

Mi sono introdotto all'interno di essa ritrovandomi in un vero e proprio luogo fuori dal tempo, dove il rumori esterni sono attutiti e la temperatura scende vertiginosamente, un freddo trattenuto dalle pareti rocciose che trasudano umidità. 




Probabilmente, date le sue caratteristiche, essa veniva utilizzata per stoccarvi e preservare così gli alimenti, come una cella frigorifera naturale.

L'interno della grotta potrebbe essere pericoloso, nido di serpenti e ragni velenosi pertanto vi sconsiglio di addentrarvi a meno che non siete in compagnia di altre persone che in caso di emergenza possono intervenire. 

Ricordate sempre la prima regola dell'esplorazione, fare le cose in sicurezza e portare rispetto alla natura perché se ve la trovate avversa vincerebbe lei, soprattutto se siete soli. 





Conclusione:

Come spiegherò anche nell'articolo con cui intendo inaugurare il 2026 dedicato a un luogo SENSAZIONALE di cui vi ho accennato nell'articolo di auguri e novità, i luoghi antichi situati in mezzo alla natura selvaggia sono i miei preferiti, molto più di quelli ubicati nelle città.

Il percorso per raggiungere il posto e il contesto in cui è immerso sono spettacolari per chi come me avverte la forte brama di estraniarsi dal caos cittadino ogni tanto. 

Solo dopo averlo visitato comprendo la ragione per cui venne scelto come dimora da quel ristrettissimo gruppo di eremiti di cui ho parlato nella prima sezione dell'articolo. 

La differenza tra l'Eremo della Spelonca e lo spettacolare luogo con cui inaugurerò l'anno nuovo però è una, importantissima e che chiunque desideri esplorare il posto deve tenere bene a mente: a differenza di quell'edificio che andrò a trattare, questo è un luogo totalmente abbandonato, trascurato e pertanto non privo di pericoli già menzionati, a cui possono aggiungersi cinghiali e con la bella stagione lupi. 

Dopotutto siete voi a trovarvi nel loro habitat. 

Quindi mi raccomando, scarpe comode, occhi aperti e soprattutto massima attenzione a ogni cosa, qui non siete in un parco archeologico, qui vi trovate immersi nella natura più selvaggia e affamata, molto lontano da ogni forma di civiltà dove anche una semplice storta alla caviglia può diventare qualcosa che vi mette in serio pericolo. 

Se siete escursionisti esperti però non potete farvi sfuggire la magia di questo luogo, consapevoli dei suoi trascorsi spirituali e godervi il bellissimo panorama che offre.



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