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Mi chiamo Yvan Argeadi, scrittore di diversi generi ma prevalentemente storici ( racconti brevi, romanzi e saggi ), esploratore archeologico, membro del GAP ( Gruppo Archeologico Pisano ).

Ho un attestato di studio in archeologia. 

Giro l'Italia e il mondo esplorando luoghi del passato e documentandoli sui miei canali social. 

In Toscana prendo parte sul campo alle attività archeologiche del gruppo cui faccio parte.

Sono nato nel 1987 a Torino ma orgogliosamente da famiglia tarantina e attualmente vivo in Toscana. 

Con questo sito web vi porto nei luoghi che esploro, per questo è in costante aggiornamento. 

Non tutti i luoghi che documento sono aperti al pubblico, tuttavia la maggior parte di essi sì, quindi seguitemi e potreste trovare spunti per i vostri prossimi viaggi culturali nel nostro Paese o fuori dai suoi confini. 

lunedì 24 novembre 2025

Una tomba che emana dolore




Scoperta nel 1904 dall'archeologo italiano Ernesto Schiaparelli (ex direttore del Museo Egizio di Torino), la tomba del principe Amonherkhepshef (o Amonchopeshfu) figlio del faraone Ramses III è, tra tutte le tombe sotterranee di diverse civiltà visitate in vita mia, quella che più mi ha colpito.

Morto a soli 15 anni, il principe Amonherkhepshef venne sepolto nella Valle delle Regine in quanto non ancora re e la sua tomba è catalogata con la sigla QV55 (Queen Valley 55).
Costruita durante la XX dinastia, su alcune pareti della camera di sepoltura sono stati trascritti alcuni capitoli del Libro dei Morti.





Nella tomba sono stati ritrovati anche un sarcofago incompiuto di granito e una cassetta rosa in legno contenente un feto avvolto in bende di lino, probabilmente un altro figlio di Ramses III.
Ciò che più colpisce della tomba sono gli affreschi sui muri.
Ovunque vi sono raffigurazioni del faraone che di volta in volta presenta il principe alle varie divinità, prima di salutarlo quando questi viene condotto a bordo della barca divina nei Campi dei Giunchi.





Una tomba capace di trasmettere a ogni immagine voluta dal faraone tutto il dolore di un padre per la perdita prematura del figlio.
È sicuramente una delle tombe più belle e umanamente significative di tutto l'Egitto, conservata in perfette condizioni e, a differenza di altre, con coperture in vetro a protezione delle pareti affrescate.
Una piccola curiosità riguarda il cartello d'ingresso della tomba, scritto in italiano in onore del suo scopritore. 

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