Risalente al I secolo d.C., la cisterna sotterranea romana di Volterra (talvolta chiamata impropriamente "piscina") raccoglieva l’acqua piovana che vi affluiva per mezzo di una serie di condutture poste sulla sommità delle pareti.
Un’apertura sul lato nord doveva probabilmente servire a portare l'acqua ad una fontana costruita in un luogo imprecisato, forse nei pressi del foro cittadino, che si trovava più in basso.La costruzione romana serviva quindi da deposito per l’acqua potabile ad uso della popolazione.
La volta è sostenuta da sei pilastri creati con resistenti pietre quadrate e il pavimento è di solido calcestruzzo.
L’edificio sotterraneo è nel suo complesso di forma quadrilatera di 21 metri di lunghezza per 14 di larghezza e 9/10 metri di altezza.
L’imponenza di questa cisterna fa supporre che la sua costruzione dovesse avere costi piuttosto elevati.
Sicuramente l’iniziativa è legata ad un qualche tipo di intervento pubblico di recupero dell’intera area dell’Acropoli Etrusca, in quanto la grandezza della cisterna è tale che per riempirla completamente avrebbe necessitato degli scarichi delle grondaie di molti edifici dell'area.
La sua capacità permetteva di fornire acqua pulita a circa un migliaio di persone, cioè buona parte della popolazione di un singolo quartiere della Volterra di epoca romana.
Dalla fine del Cinquecento in poi diversi furono i progetti atti a riportare la cisterna all’antico uso, ma nessuno di questi ebbe successo.




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