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Mi chiamo Yvan Argeadi, scrittore di diversi generi ma prevalentemente storici ( racconti brevi, romanzi e saggi ), esploratore archeologico, membro del GAP ( Gruppo Archeologico Pisano ).

Ho un attestato di studio in archeologia. 

Giro l'Italia e il mondo esplorando luoghi del passato e documentandoli sui miei canali social. 

In Toscana prendo parte sul campo alle attività archeologiche del gruppo cui faccio parte.

Sono nato nel 1987 a Torino ma orgogliosamente da famiglia tarantina e attualmente vivo in Toscana. 

Con questo sito web vi porto nei luoghi che esploro, per questo è in costante aggiornamento. 

Non tutti i luoghi che documento sono aperti al pubblico, tuttavia la maggior parte di essi sì, quindi seguitemi e potreste trovare spunti per i vostri prossimi viaggi culturali nel nostro Paese o fuori dai suoi confini. 

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martedì 6 gennaio 2026

Il misterioso edificio di Traiano

«L'insieme dà l'impressione che costruttori e scalpellini abbiano appena lasciato il cantiere. 

È costruito con un'arenaria così leggera e dai dettagli così delicati e vivi che non riesco a concepire l'idea che sto contemplando una rovina vecchia di duemila anni.»

(David Roberts scrivendo del Chiosco di Traiano)




Prima di dedicare le mie attenzioni a nuove mete per quanto riguarda le esplorazioni all'estero, voglio tornare un'ultima volta a parlare dell'Egitto e di un luogo di cui avevo forse fatto solo un piccolo accenno. 

Nel bel mezzo del grande fiume Nilo si trova una piccola isola appartenente al governatorato di Assuan.

Su di essa sorge un complesso templare da me visitato nel 2023 e di cui ho già parlato QUI. 

Sulla medesima isoletta però si trova anche un monumento che ci riguarda molto da vicino, eretto in onore di un imperatore romano elevato a divinità in Terra. 

Anche quell'edificio è stato da me visitato sia esternamente che internamente.

Sto parlando del cosiddetto Chiosco di Traiano, detto anche "Letto del Faraone".



Breve biografia di Traiano:

Cesare Nerva Traiano Augusto Germanico, nome imperiale di Marco Ulpio Traiano conosciuto oggi semplicemente come Traiano, fu uno dei più importanti imperatori della Storia romana. 

Nato il 18 settembre del 53 e deceduto l'8 agosto del 117 a 63 anni, regnò per quasi 20 anni sull'Impero Romano. 

Succedette a Nerva il 27 gennaio del 98 e fu uno dei pochi imperatori romani a non essere mai contestato. 

Il suo nome è sinonimo di giustizia, clemenza e rettitudine, qualità che lo resero l'uomo più amato in tutto l'impero. 

Nato in una colonia romana nell'attuale Spagna a poca distanza da Siviglia, figlio di una donna locale e di un senatore con cui condivideva omonimia, trovò l'ingresso nel mondo della politica spianato grazie al padre.

Nel 70 il padre di Traiano ottenne il consolato dopo aver servito in Giudea sotto Vespasiano e da lì a breve venne nominato governatore della Siria, riuscendo a sconfiggere i Parti in battaglia. 

Divenuto proconsole d'Asia, morì poco prima di poter vedere il figlio ascendere al rango di imperatore. 

Questi, dopo essere stato cresciuto imparando grammatica, retorica, filosofia e greco, materie adatte alla sua futura ascesa politica, intraprese anche un percorso militare sotto i Flavi. 

Per dieci anni servì in Siria come tribuno militare, succedendo probabilmente al padre nella guida della 'X Fretensis', una delle legioni più famose dell'apparato militare romano, ottenendo anche la carica di questore. 

All'alba del principato di Domiziano divenne pretore e ottenne il comando di altre due legioni, la 'legatus legionis' e la 'legio VII Gemina' stanziata nel nord della Spagna. 

Tra il 95 e il 97 trionfò contro i popoli della Germania Magna. 

Quando Domiziano venne assassinato, gli succedette Nerva il quale tuttavia non possedeva né trascorsi politici e tantomeno militari. 

Questo portò al malcontento la popolazione e non mancarono sollevazioni di massa in diverse aree del continente europeo. 

Alcune di esse furono sedate da Traiano in persona per conto del neo imperatore, il quale però diventava sempre più inviso al popolo. 

I successi sul campo, riportati con il minor numero possibile di perdite da ambo le parti, valsero a Traiano nomine aggiuntive come governatore della Germania Superiore e a seguire governatore di Pannonia. 

Traiano si ritrovò così un grandissimo numero di sostenitori in Senato che lo volevano al posto di Nerva.

Questi, vecchio e malato, poco prima di morire nominò Traiano suo successore, il quale ordinò per il defunto imperatore un funerale solenne. 

Riconosciuto come successore di Nerva, il Senato gli riconobbe il titolo di Caesar, la tribunicia potestas e l'Imperium proconsulare maius. 

Traiano assunse inoltre il titolo vittorioso di Germanicus. 

Come imperatore Traiano non concentrò le sue energie e quelle dell'impero solo su campagne militari e costruzioni di edifici pubblici ma fu anche un oculato statista e filantropo, interessato alle condizioni dei suoi cittadini e pertanto attento nelle riforme sociali e politiche.

Ad esempio restituì una gran quantità di proprietà private che Domiziano aveva confiscato.

In materia giudiziaria, diminuì i tempi dei processi, proibì le accuse anonime, acconsentì il risvolgimento del processo in caso di condanna in contumacia e proibì le condanne in mancanza di prove.

Traiano mostrò fin da subito segni di moderazione, rifiutando una prima volta il titolo di Pater Patriae offertogli dal Senato, per accettarlo solo nell'autunno del 98 in seguito alle insistenze dei senatori. 

Ruppe poi con la consuetudine dei Flavi di occupare il consolato numerose volte e in modo consecutivo.

Durante il suo principato, infatti, egli fu console solo quattro volte. 

Questo nuovo corso politico rappresentò un allontanamento volontario dal regno di Domiziano, percepito come tirannico e per questo Traiano fu acclamato.

Il nuovo imperatore favorì inoltre il ripopolamento di liberi contadini nella penisola italica, investendo capitali e fornendo ai coloni i mezzi per il sostentamento e il lavoro nei campi; in cambio i coloni si impegnavano a versare una parte dei raccolti come saldo del debito.

Per ovviare al problema della povertà di una parte del popolo, Traiano sacrificò parte del suo patrimonio personale per assicurare il sostentamento a centinaia di famiglie. 

Tra il 101 e il 105 Traiano in persona guidò l'esercito riuscendo a conquistare la Dacia.

In seguito mosse contro i Parti occupando l'Armenia e la Mesopotamia. 

A seguire si dedicò a opere pubbliche come il restauro delle principali strade di Roma, la fondazione di colonie nelle nuove terre da lui conquistate, la costruzione di nuovi acquedotti e ampliando o costruendo nuovi porti in tutto il Mediterraneo in modo da collegare più efficacemente l'Urbe al resto dell'impero.

L'imperatore era generalmente tollerante nei confronti di tutte le religioni, con la sola eccezione del Cristianesimo percepito come sovversivo e pericoloso per l'ordine pubblico. 

Non avviò una vera e propria persecuzione nei confronti dei cristiani ma emanò tuttavia una legge che rimase in vigore per 140 anni secondo la quale, se un cristiano avesse commesso un crimine, qualora (in virtù del proprio monoteismo) si fosse rifiutato di offrire sacrifici agli Dei romani in segno di richiesta di perdono, doveva essere condannato. 

In tempi successivi Traiano rimase diversi anni lontano da Roma per ispezionare personalmente la sicurezza ai confini dell'impero.

Nel 116, mentre era in Cilicia preparando un'altra guerra contro la Partia, Traiano, che spesso cavalcava sotto la pioggia esponendosi agli stessi disagi dei soldati, si ammalò e da lì a pochi mesi perì.

Aveva però adottato anni prima un giovane di nome Adriano il quale, succedendogli, lo onorò con funerali solenni e lo fece cremare.

L'urna venne posta dentro la base della Colonna Traiana a Roma. 

Fu uno degli imperatori più seri e corretti, caratteristiche che ne fecero un ottimo princeps, che sapeva gestire al meglio gli affari dell'impero. 

Non fu mai corrotto dal potere e non usò mai il suo titolo e il suo potere per scavalcare la legge, anzi riconobbe sempre il primato di quest'ultima anche sopra la sua carica. 

Eliminò inoltre tutti quei rituali tipici di un monarca orientale come l'abbraccio del piede o il baciamano.

Fu uno dei pochi imperatori romani a essere realmente amato da tutti, romani e non.

In Egitto ordinò la costruzione del monumento di cui si parla in questo articolo e che ho personalmente visitato unitamente ai vicini templi di File. 

Ma cosa sappiamo circa la natura di quel piccolo ma incantevole edificio che viene quasi oscurato dall'imponenza dell'adiacente tempio di Iside? 




Descrizione del misterioso edificio: 

Il Chiosco di Traiano è un edificio incompiuto molto elegante risalente alla dominazione romana dell'Egitto, un edificio mai completato del tutto e senza tetto né pavimento.

Consiste in una stanza rettangolare circondata da quattordici colonne con corone fiorite, tra le quali sono stati costruiti piccoli muri decorati con iscrizioni e raffigurazioni dell'imperatore Traiano che brucia l'incenso davanti a Iside e Osiride.

Il tempio ha tre ingressi, il primo a est, il secondo a ovest e una terza porta più piccola a nord. 

Alcuni dei rilievi interni mostrano Traiano nelle vesti di Faraone.

L'esatta funzione dell'edificio è al momento ignota. 

Alcuni sostengono possa trattarsi di un tempio eretto in onore dell'imperatore divinizzato come Faraone. 

Altri invece affermano si tratti di un luogo atto al benessere. 

Il nome di Traiano compare iscritto in geroglifico all'interno di un cartiglio, onore che secondo la tradizione locale spettava unicamente a divinità e Faraoni. 

Rimane il fatto che, non essendo stato ultimato, è ipotizzabile la sua costruzione intorno all'epilogo della vita dell'imperatore.

Come già accennato, questa piccola costruzione quasi scompare accanto alla maestosità dei vicini templi di epoca Tolemaica e precedenti tanto che risulta difficile esserne attratti.

Tuttavia trascurarlo sarebbe un colossale sbaglio già solo per il nome dell'uomo IMMENSO a cui esso è titolato, profondamente legato al nostro passato. 

Traiano è stato un regnante saggio, giusto, audace e lungimirante, dotato di qualità che tutti gli imperatori dopo di lui gli hanno acclamato e per certi versi invidiato. 

La presenza di un monumento ancora perfettamente intatto a lui dedicato dall'altra parte del Mediterraneo dimostra il sentimento di benevolenza che anche il popolo d'Egitto nutriva nei suoi confronti tanto che nonostante la dipartita dell'imperatore e il fermo dei lavori hanno però continuato a prendersene cura per centinaia di anni anziché farlo cadere in rovina. 




Traiano è stato la prova vivente di come un capo di Stato romano potesse diventare un grande anche senza macchiarsi di un milione di morti come un suo lontano predecessore sembrerebbe purtroppo aver fatto, ma semplicemente con la buona politica, la giustizia, la rettitudine e solo laddove queste non bastavano ricorrendo alle armi, seppur con moderazione nonostante le schiaccianti vittorie. 

Non esagero nell'affermare che nel corso della Storia umana leader come lui si contano sulle dita di una mano e lo dico io che tendenzialmente esprimo giudizi storici negativi nei confronti dell'operato dei romani al di fuori degli attuali confini italici.

Confido che in futuro si possa scoprire di più riguardo questo monumento, per adesso accontentiamoci di sapere quel poco che sappiamo su di esso e ammiriamone l'elevata fattura che può vantare nonostante le modeste dimensioni.

sabato 29 novembre 2025

Un luogo fuori dal tempo




Tra l’Egitto meridionale e il Sudan settentrionale si trova una località estremamente affascinante nota come Gharb Soheil o semplicemente villaggio nubiano.

Questa terra infatti è l'antica Nubia, un luogo dove ancora oggi i suoi abitanti, i nubiani, vivono secondo le antiche tradizioni.
Qui il tempo sembra essersi fermato e ogni aspetto della vita quotidiana degli abitanti del luogo ricalca l'antico modo di vivere dei loro antenati.



Dalle tecniche di tessitura al modo di preparare il pane e gli alimenti in generale, tutto sembra essere rimasto uguale a tremila anni fa.
Dal villaggio è possibile ammirare in lontananza la tomba del sultano Mahommed Shah l’Aga Khan III che si erge su una collina nel deserto.


Situata a valle della Prima Cataratta del Nilo, al confine meridionale tra l’Alto Egitto e la Bassa Nubia, si trova invece l'isola di Elefantina, così chiamata perché in alcune zone assomiglia alla zanna di un elefante.
Gli antichi credevano che qui vivesse Khnum, una divinità con la testa di ariete che sorvegliava e controllava le acque del Nilo dalle grotte sotto l’isola.



Il modo più semplice e rilassante per raggiungere la Nubia (quello che ho adottato io) è percorrendo il Nilo, questo magnifico fiume che attraversa Sudan ed Egitto, a bordo di una barca a motore partendo da Assuan.



Visitare la Nubia è come fare un viaggio nel tempo in un'epoca lontana, tra antiche tradizioni, modi di vivere dimenticati e... coccodrilli. 

lunedì 24 novembre 2025

Una tomba che emana dolore




Scoperta nel 1904 dall'archeologo italiano Ernesto Schiaparelli (ex direttore del Museo Egizio di Torino), la tomba del principe Amonherkhepshef (o Amonchopeshfu) figlio del faraone Ramses III è, tra tutte le tombe sotterranee di diverse civiltà visitate in vita mia, quella che più mi ha colpito.

Morto a soli 15 anni, il principe Amonherkhepshef venne sepolto nella Valle delle Regine in quanto non ancora re e la sua tomba è catalogata con la sigla QV55 (Queen Valley 55).
Costruita durante la XX dinastia, su alcune pareti della camera di sepoltura sono stati trascritti alcuni capitoli del Libro dei Morti.





Nella tomba sono stati ritrovati anche un sarcofago incompiuto di granito e una cassetta rosa in legno contenente un feto avvolto in bende di lino, probabilmente un altro figlio di Ramses III.
Ciò che più colpisce della tomba sono gli affreschi sui muri.
Ovunque vi sono raffigurazioni del faraone che di volta in volta presenta il principe alle varie divinità, prima di salutarlo quando questi viene condotto a bordo della barca divina nei Campi dei Giunchi.





Una tomba capace di trasmettere a ogni immagine voluta dal faraone tutto il dolore di un padre per la perdita prematura del figlio.
È sicuramente una delle tombe più belle e umanamente significative di tutto l'Egitto, conservata in perfette condizioni e, a differenza di altre, con coperture in vetro a protezione delle pareti affrescate.
Una piccola curiosità riguarda il cartello d'ingresso della tomba, scritto in italiano in onore del suo scopritore. 

La tomba di Tutankhamon




Della tomba di Tutankhamon accennai già le mie impressioni, dopo averla visitata, nell'articolo che dedicai alla meravigliosa tomba della regina Nefertari e disponibile su questo stesso sito web scorrendo a ritroso nella home.

Fondamentalmente, dopo aver visitato altre tombe della Valle dei Re, chiunque varcando la soglia della tomba del faraone bambino ne rimarrebbe profondamente deluso.
Si tratta infatti di una delle sepolture più piccole di tutta la valle (forse addirittura la più piccola).
Una tomba che nulla ha a che vedere con altre strutturate su più livelli nel sottosuolo, dotate di labirintici corridoi, molte camere da esplorare e alcune anche dieci volte più grandi.
Ma allora per quale motivo questa tomba poco più grande di uno scantinato è così famosa?
Qualcuno direbbe perché è l'ultima grande sepoltura rinvenuta in Egitto, ma costoro si sono forse persi circa mezzo secolo di scoperte successive soprattutto a Saqqara.
Altri direbbero perché appartenuta a un grande faraone, ignorando il fatto che Tutankhamon fosse in realtà uno dei faraoni più effimeri della Storia egizia, a cui possiamo attribuire il solo merito dell'aver ripristinato il tradizionale politeismo egizio dopo il periodo enoteistico di suo padre Akhenaton e della matrigna Nefertiti.
E allora cosa rende questo luogo così importante al punto da renderlo la scoperta archeologica più famosa del secolo scorso?
La risposta è una: a differenza delle altre, la tomba di Tutankhamon è rimasta inviolata per più di tremila anni.
Il tesoro ritrovato al suo interno, dal valore pari al PIL di uno Stato, oggi esposto nei musei del Cairo è uno dei più grandi patrimoni dell'umanità che siano mai stati rinvenuti.






Dal trono rivestito in oro (da me documentato in un video girato sul posto e pubblicato sul mio canale TikTok), il sarcofago e la celebre maschera funeraria in oro massiccio solo solo alcuni dei pezzi più importanti di questo tesoro.
Rinvenuta nel 1922 dall'archeologo Howard Carter, la KV62 (King Valley 62) è a tuttora la scoperta da eguagliare nel campo della ricerca archeologica di edifici del passato.
Nonostante le sue modestissime dimensioni però, gli interni, gli affreschi sulle pareti che ci mostrano il celebre rito di "apertura della bocca" e la struttura stessa della tomba si presentano a distanza di oltre tre millenni in ottime condizioni al punto da rappresentare il luogo di studio egittologico ideale.




Insomma, per gli amanti dell'archeologia rimane, nonostante le dimensioni, un piccolo scrigno di sapere antico ingegneristico, culturale e religioso.
Recentemente la tomba è tornata a far parlare di sé a seguito della teoria (semplificata nella planimetria sottostante) secondo la quale essa non sarebbe che parte di una struttura ben più grande, celata dietro a finte pareti (non sarebbe il primo caso in Egitto) che custodirebbe le spoglie di una figura assai più rilevante e storicamente potente: la sua matrigna e "rivale" politica Nefertiti.





Tuttavia ogni studio per confermare tale tesi è stato a oggi infruttuoso, ma per questa ragione durante la mia visita nella valle ho deciso di pagare un piccolo extra e addentrarmi nella tomba.
Essendo io un grande amante della figura della regina Nefertiti, a cui ho anche dedicato alcuni libri, non potevo farmi sfuggire l'occasione di varcare la soglia di un luogo che forse un giorno potrebbe cambiare nome in "tomba di Nefertiti", in caso contrario avrò comunque visitato quella che nonostante le dimensioni è la sepoltura più famosa del mondo.





In realtà nel XX secolo un'altra grande tomba inviolata venne riportata alla luce, parliamo della tomba del cosiddetto "faraone d'argento" Psusennes.
Il soprannome è dovuto al fatto che, a differenza di Tutankhamon, questo faraone venne tumulato con gran parte del corredo funerario in argento, materiale che nell'Antico Egitto valeva molto più dell'oro.
Per quale ragione allora questa scoperta non suscitò il medesimo scalpore di quella di Carter?
La motivazione è da ricercare nel quadro geopolitico della scoperta, ovvero nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, quando l'attenzione del mondo era naturalmente orientata verso altro.
In realtà, quindi, la scoperta della tomba di Tutankhamon sarebbe già stata eguagliata, ma per ragioni turistiche e commerciali nessuno ne parla.
La tomba di Tutankhamon, unica per ora a contenere ancora la mummia al suo interno, rimane tuttavia una tappa obbligata per studiosi e amanti dell'egittologia, un luogo che ci racconta la storia di un bambino diventato sovrano in giovanissima età con il nome Tutankhaton ma che, dopo un ventennio di enoteismo, ripristinò i culti antichi mutando il proprio nome in ossequio al Dio Amon e successivamente deceduto giovane per cause non ancora del tutto chiarite.
Insomma, nonostante tutto Tutankhamon esercita su tutti noi un fascino magnetico che ci porta a vederlo quasi come il simbolo incarnato dell'Antico Egitto. 

Due guardiani immortali




Nelle profondità dell'Egitto, poco distante dalla Valle dei Re e scendendo verso sud lungo la sponda occidentale del Nilo, due colossali statue si ergono maestose sedute su dei troni di pietra.

I Colossi di Memnone sono due enormi monumenti raffiguranti il faraone Amenofi III. Eretti oltre 3400 anni fa, dopo la conquista persiana dell'Egitto, Cambise II fece mutilare i volti delle statue, tagliandone le orecchie e la bocca.
Il nome originario del faraone e lo scopo delle statue andò perduto col tempo, man mano che il tempio funerario vicino si sgretolava e la cultura greca si sostituiva a quella egiziana.
Il nome attuale con cui sono conosciute queste statue fu coniato dagli storici greci, che le associarono all'eroe e semidio mitologico Memnone, ucciso da Achille nella guerra di Troia.
La statua di destra infatti emanava all'alba singolari rumori, come di bronzo percosso, causati dal riscaldamento solare della roccia, che gli antichi greci e romani interpretavano come il saluto dell'eroe alla madre Eos, Dea dell'aurora.
Questa strana statua "parlante" attirava la curiosità di viaggiatori e viaggiatrici.
Nel terzo secolo d.C. cessano le notizie e gli epigrammi celebrativi della "voce" della statua, probabilmente per un crollo o per una modifica strutturale della pietra, i rumori non furono più avvertiti.
Due figure più basse sono scolpite sulla parte anteriore del trono, vicino alle gambe del faraone: la moglie Tiy e la madre Mutemuia.
La funzione originale dei Colossi era di stare a guardia dell'entrata del cosiddetto "Tempio di Milioni di Anni": un gigantesco centro di culto costruito quando il faraone era ancora in vita, dove venne riconosciuto come incarnazione in terra del Dio, sia prima che dopo la sua partenza da questo mondo.
Ai suoi tempi, questo tempio perduto era il più grande ed opulento nell'intero Egitto con una superficie di 35 ettari.
In entrambe le statue il faraone è rivolto verso est, in direzione del Sole nascente e la cosa è tutt'altro che casuale.
Amenofi III infatti fu il primo monarca d'Egitto ad avere una predilezione verso l'adorazione, sulle altre divinità, del Dio Sole Aton.
Suo figlio, Amenofi IV, riprenderà tale culto e mutando il proprio nome in ossequio a questa divinità diventerà uno dei più noti sovrani della Storia egizia, artefice insieme alla consorte Nefertiti del più grande stravolgimento dottrinale dell'antichità: diverrà noto come il faraone eretico Akhenaton.




Il luogo ove sorgono i Colossi, dunque, rappresenta altresì il punto di partenza dove un Akhenaton ancora fanciullo apprese i fondamenti di quella che nei decenni successivi avrebbe assunto l'aspetto di una rivoluzione religiosa volta all'adorazione di un Dio unico e che sarebbe stata denominata "eresia amarniana". 

lunedì 10 novembre 2025

Dove si veneravano i coccodrilli


Il Tempio di Kom Ombo sorge su un modesto promontorio roccioso (infatti Kom Ombo significa la collina di Ombos) che domina l'ansa del Nilo, sul sito di un precedente luogo di culto.

Il suo antico nome in lingua egizia era Pa-Sobek ovvero "Il possedimento di Sobek" e rappresenta il principale luogo di culto del Dio coccodrillo in Egitto.
Ma non solo...




La particolarità del tempio è costituita dalla dedicazione del culto a due diverse triadi di divinità.
La prima nonché più antica e primordiale della regione era costituita dal Dio Sobek, dalla seducente Dea Hathor e da Khonsu.
La seconda, di epoca più tarda, era costituita da Haroeris cioè Horo il Vecchio, manifestazione solare del Dio falco, Tasenet-nofret sorella di Horus e Panebtani, il Signore dei due Paesi.
Il tempio fu inizialmente edificato da Tolomeo VI all'inizio del suo regno, e ampliato in seguito dai suoi successori; particolarmente Tolomeo XIII costruì le sale ipostile esterne e interne.
Le decorazioni riprendono gli elementi tipici del periodo tolemaico con scene di culto e cerimonie sacerdotali; solamente nelle cappelle tergali in perfetto stato di conservazione si trovano i bassorilievi più antichi.
Uno dei bassorilievi più interessanti rappresenta vari strumenti chirurgici, segno che nel tempio si praticava l'arte medica, anche se gli studiosi non sono tutti concordi.
Nello stesso bassorilievo sono rappresentate due donne incinte sedute sopra una sedia gestatoria.
Infatti il tempio era meta di molti fedeli che venivano chiedere l'intercessione divina contro le infermità.
Sempre nel cortile esterno è raffigurata una falsa porta posta sul retro in precisa coincidenza con il punto di intersezione tra le due ali del tempio.







Gran parte del tempio è stato distrutto dal Nilo, dai terremoti e da successivi costruttori che utilizzarono l'edificio come cava edile.
Alcuni dei rilievi interni vennero deturpati quando il tempio venne trasformato in una chiesa copta ortodossa.

venerdì 7 novembre 2025

I Templi di File



I Templi di File sono il complesso dei templi che sorgevano sull'omonima isola nel lago Nasser in Egitto, poi smontati e trasferiti sulla vicina isola di Agilkia nel 1977.

Il tempio di Iside rappresentava il principale centro del culto isiaco di tutto l'Egitto.
L'isola di File è citata fin dall'antichità da numerosi autori classici, fra cui Strabone, Diodoro Siculo, Tolomeo, Seneca e Plinio il Vecchio, era la frontiera meridionale del regno egizio, pertanto i faraoni vi dislocarono una guarnigione militare, come fecero poi sia i Macedoni che i Romani, oltre ad essere un importante scalo commerciale fra l'Egitto e la Nubia.
Poiché, secondo la tradizione, era ritenuta uno dei luoghi di sepoltura di Osiride, l'isola di File era sacra sia per gli egizi che per i nubiani.
Il primo edificio sacro, di cui rimangono solo poche fondamenta, risale infatti al faraone nubiano Taharqa.
Era ritenuto sacrilego avvicinarsi all'area per chiunque non fosse un sacerdote.
Nei secoli e millenni successivi sorsero i templi oggi visibili (e visitabili), rendendo File uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio dell'antico Egitto.


( io mi accingo a esplorare l'interno del tempio principale )


I templi, gli ultimi di religione pagana in tutto il Mediterraneo, vennero chiusi nel VI secolo per volere dell'imperatore bizantino Giustiniano I.

Nel 1817 il tempio fu visitato dall'archeologo italiano Giovanni Battista Belzoni che l'anno seguente, su ordine del console inglese, ne asportò l'obelisco.
L'obelisco fu portato in Inghilterra e, insieme alla stele di Rosetta, servì per decifrare i geroglifici egizi.

Il tempio più importante è sicuramente il Tempio di Iside che, costruito in epoca tolemaica, che domina l'intera isola.
Poco distante sorge il piccolo tempio di Hathor, eretto durante il regno di Tolomeo VII e sempre nella zona il cosiddetto Chiosco di Traiano, di cui si ignora la vera funzione.

sabato 25 ottobre 2025

La Grande Sfinge


Proprio davanti alla Grande Piramide di Giza si staglia maestosa e fiera una creatura proveniente dai miti più antichi, la Sfinge.

Quando si parla della Sfinge al singolare, o Grande Sfinge, si fa riferimento a questa per distinguerla dalla moltitudine di sfingi minori ubicate in altre località dell'Egitto come Luxor.
Il monumento è stato scolpito dal substrato calcareo e fa parte della necropoli, nonché classificata come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
Il monumento probabilmente fu ricavato da un affioramento di roccia durante la costruzione delle Piramidi di Giza. Stranamente la Grande Sfinge è un monumento isolato, mentre le sfingi successive erano poste in coppia per proteggere l'ingresso di un edificio.
In teoria poteva essere scolpita un'altra grande Sfinge; infatti, poco distante a sud, sull'altopiano si erge un'altra collinetta di roccia.
In pratica però non è mai stato così forse a causa della troppa distanza.
La Grande Sfinge pare sia stata creata dagli egiziani dell'Antico Regno attorno al 2500 a.C., durante il regno di Cheope (2590-2566 a.C. circa) o Chefren (2558-2532 a.C. circa).
Studiosi ed egittologi ritengono che il volto della Sfinge sia stato scolpito per rappresentare il faraone Chefren e sia posta davanti alla sua piramide (la seconda del complesso di El-Giza per dimensioni dopo quella di Cheope) per proteggerla.
Gli studiosi non sono comunque tutti concordi: alcuni ritengono infatti che il volto della Sfinge rappresenti uno dei figli del faraone Chefren.
Nonostante il tipo di pietra utilizzato per la testa della Sfinge sia di qualità migliore rispetto a quello usato per il corpo, il volto è la parte più danneggiata del monumento.
La causa, tuttavia, non è solamente da attribuire al deterioramento naturale, ma anche all'azione dell'uomo.
Infatti il naso è stato completamente rimosso, mentre la bocca e gli occhi sono stati gravemente danneggiati.
Contrariamente a quello che alcuni pensano, il naso della Sfinge non fu distrutto in epoca napoleonica bensì nel 1378.
Uno dei misteri della Sfinge, alimentato dalle leggende popolari, è certamente la presenza di passaggi nascosti al suo interno.
Attualmente è nota l'origine di uno soltanto di essi, un breve varco senza uscita dietro la testa, lungo approssimativamente 5 metri, scoperto nel 1837 da John Shae Perring e Howard Vyse durante la ricerca di una camera segreta all'interno del corpo.





Ho ammirato questo colossale monumento nel 2023 e la sua bellezza dal vivo è tale che se non ci fossero le piramidi basterebbe questa come motivo valido per visitare Giza. 

martedì 23 settembre 2025

Il tempio di Horus


Risalente all'Antico Regno, il tempio a Edfu edificato in onore di Horus fu restaurato durante il Nuovo Regno nella XVIII dinastia da Thutmosi III e successivamente inglobato in una nuova ricostruzione durante la dinastia Tolemaica, le cui antiche vestigia sono quelle tuttora visibili.

Nel 1860 venne liberato dalle sabbie che lo seppellivano quasi completamente rivelando la sua ottima conservazione sia dell'edificio che delle varie statue colossali di falchi in granito nero recanti la doppia corona dell'Alto e Basso Egitto.





Il tempio è decorato con affreschi che inneggiano la nascita di Horus e la sua successiva vittoria contro le potenze del caos rappresentate da Seth, Dio dei deserti e usurpatore del trono delle divinità dopo l'assassinio del fratello Osiride. 

Numerosi altri affreschi e incisioni raffigurano la processione delle barche solari, la "Festa annuale di Opet", la posa della prima pietra del tempio, le personificazioni dei nomoi e lo splendido decoro astrale delle barche del Sole e della Luna con quattordici divinità simboleggianti le fasi di luna calante.






Si tratta del secondo tempio più esteso d'Egitto dopo quello di Karnak, capace di coprire quasi settemila metri quadrati.

Nel settembre 2024 sono stati terminati i lavori di ripristino delle antiche tonalità di rosso e blu che lo animavano. 




lunedì 22 settembre 2025

Il tempio di Karnak



A Luxor, sulla riva destra del Nilo, si staglia imponente e maestoso il più importante complesso templare dell'Antico Egitto, il tempio di Karnak.

Dalla XII alla XXX dinastia Reale, in un arco di oltre 1600 anni, ogni re o faraone ha lasciato la propria traccia nel tempio apportando modifiche, talvolta sfruttando le preesistenti costruzioni come cave di materiale o "usurpandole" a proprio nome.









L'intero complesso nasce come luogo di culto centrale dedicato al Dio Amon, patrono di Luxor (anticamente chiamata Tebe) nonché divinità principale di tutto l'Egitto.
Nel corso di oltre un millennio e mezzo tuttavia, all'interno dell'area sono state edificate cappelle e tempietti minori dedicati a diverse altre divinità, al fine di rendere Karnak il centro amministrativo e teologico di tutti i culti Egizi.
Per avere idea delle enormi dimensioni del complesso templare di Amon oggi, si consideri che esso misura m. 400 x 600 circa, per un'area complessiva di circa 300.000 m².
Ogni faraone che ascendeva al trono veniva qui incoronato e otteneva la benedizione dei sacerdoti per regnare.
Ogni faraone appena incoronato forniva il proprio contributo all'ampliamento del tempio, ordinando la costruzione di nuove stanze, obelischi, statue o cappelle dedicate al culto della propria divinità tutelare.












Ramses II fu colui che più d'ogni altro contribuì all'abbellimento del tempio facendovi costruire statue di sé stesso in posizione osiriana, seduto sul trono o in marcia da guerra e diversi nuovi ambienti tanto che circa il 40% dell'intero complesso venne edificato da zero sotto al suo lungo regno.
Il tempio di Karnak toglie letteralmente il fiato per maestosità, imponenza delle colonne, altezza, estensione perimetrale, lunghezza del viale delle sfingi e bellezza degli affreschi ormai quasi completamente scoloriti ma sempre ineguagliabili.
Da questo luogo il clero di Amon controllava tutti i culti di un Paese la cui spiritualità era alla base della vita quotidiana dei suoi abitanti.
Karnak è un luogo talmente evocativo che è capace di offuscare cento e ancora cento volte il fascino delle piramidi di Giza, che a confronto non sono che strutture spoglie e fredde.
L'Egitto è bello tutto, ma come dico sempre se si vuole ammirare la vera gloria passata di questo popolo bisogna recarsi nella parte meridionale del Paese, e già Karnak da solo è capace di togliere il fiato.
Questo perché con l'avvento del Nuovo Regno, considerata l'epoca d'oro e di massimo splendore dell'Antico Egitto, era proprio questo il luogo in cui sorgeva la capitale.