Benvenuti sul mio sito!




Mi chiamo Yvan Argeadi, scrittore di diversi generi ma prevalentemente storici ( racconti brevi, romanzi e saggi ), esploratore archeologico, membro del GAP ( Gruppo Archeologico Pisano ).

Ho un attestato di studio in archeologia. 

Giro l'Italia e il mondo esplorando luoghi del passato e documentandoli sui miei canali social. 

In Toscana prendo parte sul campo alle attività archeologiche del gruppo cui faccio parte.

Sono nato nel 1987 a Torino ma orgogliosamente da famiglia tarantina e attualmente vivo in Toscana. 

Con questo sito web vi porto nei luoghi che esploro, per questo è in costante aggiornamento. 

Non tutti i luoghi che documento sono aperti al pubblico, tuttavia la maggior parte di essi sì, quindi seguitemi e potreste trovare spunti per i vostri prossimi viaggi culturali nel nostro Paese o fuori dai suoi confini. 

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lunedì 26 ottobre 2026

Il tempio di Cleopatra




Quando si parla di Cleopatra, e se si dovesse pensare a un luogo in cui questa regina era venerata come una Dea, è più che normale che la mente corra all'Egitto, già meta di diverse mie esplorazioni documentate su questo sito web. 

Eppure non siamo qui per parlare di un luogo egizio, bensì di un tempio presente in Italia, nel cuore di Roma. 

Correva il 46 a.C. quando Giulio Cesare, rientrato dall'Egitto, ordina nella piazza che prende il suo nome (Foro di Cesare) la costruzione di un tempio dedicato a Venere Genitrice. 

Quello che i romani ignoravano però era che quel luogo di culto non era dedicato solo alla celebre divinità romana, bensì anche a colei che durante la sua permanenza in Egitto era divenuta la sua amante: Cleopatra VII. 

Da lì a pochi giorni la famosa regina tolemaica sarebbe giunta a Roma e Cesare le dedicò una statua d'oro nel tempio in cui potesse essere venerata come una Dea. 

Quando Cleopatra giunse a Roma, nonostante detrattori come Cicerone e Orazio, venne accolta con grande entusiasmo dal popolo.

Come riportano le fonti, “la gente del popolo impazziva d’entusiasmo quando la regina compariva al Campo Marzio o al Foro, fluttuante di veli al pari di una Dea distesa su una lettiga dorata; per le sue apparizioni sceglieva di solito l’ora sesta”.




Visse a Roma per quasi due anni, influenzando la moda delle donne romane inventando e introducendo a Roma lo chignon, diffondendo il libro da lei scritto intitolato Cosmeticon e importando il culto di Iside.

Alla morte del dittatore avvenuta nel 44 a.C. la regina si vide costretta a rientrare ad Alessandria insieme a Tolomeo Cesarione, il figlio con Cesare concepito, ma il suo culto perdurò a Roma ancora per diversi secoli nonostante la propaganda avversa sollevata contro di lei da Ottaviano Cesare Augusto. 

In Egitto Cleopatra fu una divinità vivente ma è quasi ironico che il suo secondo luogo di culto più importante si trovasse proprio nel cuore di quella città con cui, da lì a pochi anni, sarebbe entrata in conflitto e soprattutto che un tale fideismo abbia avuto un seguito per centinaia di anni nonostante l'avversione per lei provata da Augusto.

Oggi del tempio non rimane che una piccola parte del loggiato, ma la sua storia legata alla più famosa regina di tutti i tempi rende questo luogo immortale. 

Ammetto che, durante la mia visita nei diversi Fori che sempre su questo sito ebbi modo di documentare, quasi non mi accorsi dei resti del tempio immerso com'è in tanta magnificenza antica, motivo per il quale troverò sicuramente occasione di recarmici nuovamente in futuro e documentare anche sul mio canale TikTok il luogo in cui la regina che più amo riceveva culto.

lunedì 12 ottobre 2026

Colonia Iulia Opsequens Pisana





Fin dal III secolo a.C. la città etrusca di Pisa orbitava nella sfera romana. 

Non come una città qualsiasi ma come porto militare e avamposto da cui i romani partirono per le loro campagne contro Liguri, Galli e Cartaginesi.

A Pisa i romani stanziarono non solo le legioni ma poiché al tempo la città era bagnata dal mare, vi ormeggiarono una potente flotta da guerra. 

Nel 187 a.C. tuttavia i Liguri devastarono completamente la città e poco rimase della Pisa precedente a questa data. 

Cacciati i nemici i romani iniziarono la ricostruzione dell'abitato e nel I secolo a.C. sotto Giulio Cesare la città venne rinominata Colonia Iulia Opsequens Pisana in ossequio alla gens del Dictator diventando ufficialmente una colonia di Roma.

La città precedente, quasi totalmente scomparsa, subì così una metamorfosi urbanistica a immagine delle tipiche colonie che Roma era solita fondare (o rifondare come in questo caso). 

La neo colonia affrontò restauri urbanistici e da grande caserma quale era un tempo venne trasformata in luogo di relax e benessere per le classi romane più ricche e agiate. 





Come ogni città romana anche Pisa aveva il suo foro (ubicato dove oggi sorge Piazza dei Cavalieri), il suo acquedotto e al tempo di Domiziano il suo centro termale, oggi chiamate erroneamente Terme di Nerone, unico sito archeologico di epoca romana (già trattato precedentemente in QUESTO articolo) rimasto in città a causa della demolizione degli edifici antichi e del reimpiego dei materiali avvenuto nel Medioevo.

Questo sito, così come le navi romane in perfette condizioni recuperate negli ultimi 30 anni nel quartiere San Rossore ove sorgeva il porto ed esposte oggi al Museo delle Navi Antiche o i sarcofagi romani esposti al Camposanto Monumentale, testimonia il passato di Pisa come colonia romana. 







Altro riferimento a Roma è la lupa capitolina che allatta Romolo e Remo collocata in prossimità della Torre Pendente, anche se si tratta di un monumento decisamente più vicino ai giorni nostri. 

Come già accaduto per altre città dunque, i romani rilevarono l'insediamento indigeno pre esistente e devastato e lo trasformarono in una loro colonia. 

Grazie a Roma la città di Pisa risorse dalle proprie ceneri, non è strano dunque che in epoca repubblicana i pisani si sentissero talmente orgogliosi del proprio passato romano da definire la loro città come una "seconda Roma", tentando di emularne la gloria e divenendo una Repubblica Marinara potentissima.



Piccola curiosità...

Nel 218 a.C. (secondo altre fonti nel 225 a.C.) avvenne uno dei tanti assalti dei Liguri ai danni della città. 

Una donna romana di nome Marzia (o Marcia), mentre contemplava il cielo notturno ai margini cittadini notò le fiaccole nemiche in avvicinamento e non esitò ad allarmare le legioni stanziate a Pisa le quali, dopo una furiosa battaglia, riuscirono a respingere gli invasori. 

La vicenda ricorda molto da vicino la storia medievale della coraggiosa Kinzica de' Sismondi, ma con alcune differenze. 

Sembra infatti che Marzia non si limitò a svegliare e allarmare la popolazione ma che, impugnando gladio e scudo, abbia combattuto al fianco dei legionari contribuendo a infliggere ai nemici perdite pesantissime. 

Pisa vanterebbe dunque nel suo passato romano la presenza di una donna guerriera dal coraggio non indifferente. 

venerdì 17 luglio 2026

Il Museo Egizio di Torino

Introduzione: 


Secondo una leggenda Torino altro non sarebbe che un'antichissima colonia egizia.

Sarebbe stato il principe egizio Pa Rahotep, dopo aver costeggiato via mare la penisola fino a nord, a decidere di fondare una colonia dedita al culto del dio toro Api sulle rive di quel grande fiume che gli ricordava il Nilo, ossia il Po.

Tutto sarebbe avvenuto intorno al 1523 a.C.

Da allora il toro è sempre stato associato alla città in tutte le sue evoluzioni successive, dalla rifondazione celtica del III secolo a.C. fino alla colonizzazione romana arrivando ai giorni nostri e Pa Rahotep venne conosciuto con il nome di Eridano.

Forse non è del tutto casuale se, da più di 200 anni, la città ospita quello che è considerato il museo egizio più grande e importante al mondo al di fuori dell'Egitto, con aree tematizzate, percorsi formativi e uno staff proprio di archeologi costantemente impegnati in spedizioni nella terra delle piramidi.



Il miglior museo egizio al mondo: 


Ho visto innumerevoli musei nella mia vita, molti dei quali egizi o con sezioni a tema Egitto, dallo storico museo del Cairo fino al settore dedicato al Louvre o in innumerevoli altri musei in Italia e in Grecia, ma per quanto concerne l'egittologia nessuno eguaglia il Museo Egizio di Torino. 

Eccezion fatta per una recente scelta di restyling che trovo discutibile in una delle sale (quella con le statue di Sekhmet, molto più evocativa come si presentava fino a pochi anni fa), ciò che rende questo museo superiore a tutti gli altri risiede proprio nella tematizzazione delle varie aree con tanto di apprendimento delle varie fasi della Storia egizia.






Non un caotico insieme di reperti, statue, sarcofagi, mummie, papiri e manufatti ma una grande esposizione allestita con una logica ben precisa e mirata e chi mi conosce bene sa quanto tempo io possa trascorrere ogni volta che mi reco sul posto nel percorso riservato all'epoca tolemaica.

Perché sì, non è la prima volta che visito questo luogo, essendo nato a Torino mi sono aggirato per queste sale per anni fin da ragazzino e ho visto con i miei occhi il museo crescere e cambiare nel tempo.






Affascinante anche la riproduzione in modellino della tomba della regina Nefertari che ho avuto il piacere di visitare personalmente nel 2023 al fianco di mia moglie durante il nostro viaggio nella Valle dei Re e nella Valle delle Regine, pochi mesi prima che venisse chiusa al pubblico, e che ho trattato in QUESTO articolo. 






Conclusione: 


Non intendo dilungarmi oltre sulle meraviglie di questo museo poiché trovandosi sul nostro territorio nazionale voglio esortare tutti gli appassionati dell'antica Storia egizia a visitarlo personalmente e compiere un vero tuffo nel passato come solo una simile struttura espositiva può contribuire a fare.

Se la leggenda di Eridano narrata in apertura fosse vera, questo museo fino a oggi ineguagliato rappresenterebbe la più antica e importante eredità storica della città. 




Ps. se siete interessati a scoprire tutte le mete antiche da me esplorate in Egitto, vi basta scorrere la home fino in fondo, cercare la sezione "etichette" con la lista dei Paesi che visito e cliccare su Egitto. 

mercoledì 29 aprile 2026

Esplorando l'antica Fiesole


Fiesole, sui monti appena fuori Firenze, è un piccolo scrigno di Storia, popoli e culture che si sono susseguite nell'area per oltre tremila anni. 

Insediata addirittura fin dal Neolitico, dal IV secolo a.C. diviene una delle più fiorenti città etrusche dedita a commerci con quasi ogni popolo con cui riusciva a entrare in contatto.

Diverse sono le tombe a camera sparse per tutto il monte che testimoniano la permanenza degli etruschi nell'area, così come le antichissime mura cittadine e non ultimi gli innumerevoli ritrovamenti di statue, manufatti e urne oggi esposti al Museo Civico nella principale area archeologica della città.
Esattamente su quest'ultima si focalizza il presente articolo poiché proprio qui è possibile ammirare con i propri occhi il susseguirsi di epoche e civiltà.








Dagli etruschi ai romani:

Varcando la soglia del parco archeologico, liberamente esplorabile, lo sguardo viene immediatamente catturato dal grande teatro di epoca romana molto ben conservato la cui costruzione ebbe inizio nel I secolo a.C., oltre duemila anni fa.
Seppur non paragonabile a teatri del calibro di quello da me documentato a Epidauro, mantiene tuttavia parte dell'acustica che doveva avere in origine ed è sicuramente uno dei meglio conservati e imponenti che abbia mai visto.
Ma qui siamo già in epoca romana, per vedere con i propri occhi il passaggio di cultura occorre spostarsi di alcune centinaia di metri alla sinistra del teatro per potersi imbattere nei resti di un antico tempio etrusco, successivamente riutilizzato proprio dai romani.
È qui che si può vedere il primo dei cambiamenti culturali sopra descritti.
Posizionandosi esattamente davanti alla scalinata che doveva condurre all'interno del luogo di culto è possibile con un po' di immaginazione dedurre le enormi dimensioni che l'edificio poteva vantare.
Se invece si percorre il sentiero a destra del teatro si raggiunge quell'edificio che in ogni città insediata dai romani era assolutamente immancabile, le terme.









La bellezza di questi resti risiede nell'area circostante all'edificio termale, grazie al terreno divelto è possibile scorgere il percorso seguito dall'acqua nelle canaline sotterranee.
Tuttavia chi mi conosce sa bene quanto io sia appassionato di antiche tombe e quest'area non mi ha lasciato digiuno da questo punto di vista.








La necropoli longobarda:

Tornando nell'area del tempio etrusco-romano, proprio sulla sinistra dello stesso è possibile vedere delle costruzioni al livello del terreno che paiono più recenti rispetto al resto del luogo.
Esse infatti risalgono al Medioevo, precisamente in un periodo compreso tra il VII e l'VIII secolo d.C.
Si tratta essenzialmente di sepolture a terra facenti parte di una rete necropolare longobarda che si estendeva anche al di fuori del parco archeologico, alcune delle quali sono state "asportate" e ricostruite all'interno del museo sopra menzionato così da permettere ai visitatori di ammirarne l'interno nonché le usanze funerarie dell'epoca.
Tornando a parlare del suddetto museo, bellissimo nell'architettura esterna in stile romana, esso ospita anche un gran numero di manufatti, armi, statuette votive e moltissimo vasellame in perfette condizioni proveniente dai commerci dell'antica Fiesole con Grecia e Magna Grecia.










Conclusione:

In conclusione, Fiesole non ha niente da invidiare ad altri luoghi della Toscana con una simile continuità abitativa e passaggio di testimone da una cultura all'altra.
Per certi versi è stata capace di rammentarmi quella Volterra in cui spesso mi reco in esplorazione e in cui lo stesso abitato moderno è locato in edifici pieni di Storia.
Un paese in cui si respira aria di antichità appena fuori dalla caotica Firenze, ricchissimo di archeologia e luoghi che in questa mia prima escursione sul posto non mi è riuscito visitare.
Ci ritornerò senza ombra di dubbio, la prossima volta andando alla ricerca di qualche altra tomba in cui, torcia alla mano, posso addentrarmi come già fatto in diverse altre zone della Toscana.
Oggi mi sono dedicato al magnifico parco archeologico con museo annesso il cui focus era in prevalenza l'epoca romana, con tracce etrusche e longobarde, la prossima volta andrò esclusivamente a caccia di etruschi e non mi periterò nell'esplorare tutto il monte.
Una meta senza dubbio consigliatissima a tutti gli appassionati di archeologia. 

giovedì 23 aprile 2026

Nella tomba di Dracula




Alcuni misteri sembrano destinati a portarsi dietro leggende per l'eternità.

Altri ancora sono coperti da un velo di soprannaturale che ne aumenta il fascino e tra di essi ce ne sono alcuni che solo a pronunciarne il nome fanno calare il silenzio tra i presenti, come se una forma atavica e ancestrale di paura bussasse alle porte della ragione.
Tra questi si candida sul podio la ricerca della tomba di una figura il cui solo nome in passato era più che sufficiente per far precipitare nel panico interi eserciti.
Un uomo vissuto a metà tra folklore e realtà storica, noto universalmente a tutti letterariamente e ad alcuni anche storicamente.
Stiamo parlando di Vlad Tepes di Valacchia, noto anche come Vlad Draculea (figlio del drago) ma conosciuto ai più con un nome capace di risuonare come eco nella notte: Dracula.


La figura storica:

Principe di Valacchia, nell'attuale Romania, Vlad III detto Tepes (l'impalatore) nacque a Sighișoara nel 1431 e morì nel 1477 e nel 1480.
Avete letto bene, ho scritto "e" non "o" tra una data di morte e l'altra.
Esistono infatti versioni differenti circa la sua dipartita, tuttavia esse si fondono con la leggenda secondo la quale sarebbero vere entrambe e lui sarebbe morto due volte, tornato dalla tomba la prima volta e definitivamente sconfitto la seconda.
Secondo un'altra ipotesi, invece, la prima volta venne solo fatto prigioniero dai nemici (per l'ennesima volta).
Divenuto voivoda di Valacchia, Vlad difese il suo regno dall'espansionismo Ottomano in modo tanto violento e sanguinario che un minuscolo principato sperduto tra le montagne dell'Europa dell'est riuscì a incutere terrore a un impero.
Faceva impalare tramite lunghe picche appuntite di legno i nemici sconfitti, deceduti o ancora vivi che fossero.
Decine di migliaia di corpi agonizzanti issati in una macabra distesa di pali acuminati.
L'impalamento, sua pratica prediletta, fu perfezionato col tempo tramite la creazione di pali più sottili che infilati nel retto del malcapitato ancora vivo potessero uscire dalla bocca senza danneggiare mortalmente organi interni.
I pali venivano poi issati e gli individui lasciati a perire lentamente dopo giorni di calvario.
Se questo vi suscita moti di orrore, sappiate che non è nulla in confronto ad altre pratiche adottate da Vlad per scoraggiare lo sconfinamento nel suo regno.
Alcune cronache ad esempio riportano come alcuni ambasciatori stranieri rifiutassero di togliersi il turbante in sua presenza.
Vlad, che era magnanimo, acconsentì affinché lo indossassero senza problemi, ma in modo permanente.
Fece fissare i turbanti alle loro teste tramite piccoli chiodi, dopodiché iniziò le trattative secondo i metodi consoni a un Paese civile, mentre sorseggiava da una coppa un cocktail a base di vino e sangue nemico.
Vlad usava simili metodi repressivi anche per combattere la criminalità all'interno del suo regno.
È infatti nota l'usanza di lasciare a ogni fontana delle sue città un calice d'oro così da permettere a chiunque di potersi abbeverare liberamente.
Accanto alle fontane però si ergeva anche un palo appuntito, monito per chi avesse tentato di rubare il prezioso calice e credetemi, se ci aveste anche solo fatto un pensiero Vlad lo avrebbe scoperto, come dimostra la storia di un mercante itinerante che si ritrovò a transitare nel suo regno.
L'uomo, con un carro pieno di monete d'oro e d'argento, chiese al principe dove poter nascondere i suoi averi per il tempo della sua permanenza in Valacchia.
Vlad accolse il mercante a braccia aperte affermando che poiché il suo era un Paese senza criminali, avrebbe potuto tranquillamente lasciare il carro nella pubblica piazza senza temere per i suoi averi.
L'indomani il mercante si recò al carro e rimase sbigottito nel constatare come non solo il suo denaro fosse ancora all'interno del mezzo, ma contandolo notò addirittura la presenza di una moneta in più (secondo un'altra versione invece il carro scomparve per essere restituito alcune ore dopo).
Colto da spirito di onestà, l'uomo si recò dal principe facendogli presente il particolare della moneta.
Vlad sorrise soddisfatto, abbracciando il mercante e complimentandosi per la sua onestà, indicandogli però anche un palo issato poco lontano e spiegandogli come esso sarebbe stato destinato a lui se avesse lasciato il Paese intascandosi la moneta.
Il mercante, con il sangue gelato nelle vene, ringraziò il principe e riprese il suo viaggio verso il centro Europa a passo svelto e senza ripensamenti.
Ma Vlad non era solo terrore, la sua storia è ricca di momenti degni delle migliori sceneggiature hollywoodiane, eppure tutti veri.
Dalla sua prigionia presso i nemici al riscatto del trono che nel frattempo gli era stato sottratto, dal suo ingresso nel cosiddetto Ordine del Drago (una sorta di élite militare papale incaricata di difendere il Cristianesimo in quelle terre ricorrendo a qualunque mezzo) fino all'epica battaglia finale dove i suoi nemici, non riuscendo a ucciderlo, furono costretti a decapitarlo e separare dunque la testa dal corpo affinché non tornasse più dal mondo dei morti.
Come vedete è difficile discernere, da eventi reali, la componente storica da quella leggendaria.
Vlad Draculea è stato tutto questo, ancora oggi visto come eroe nazionale in Romania e come il diavolo in Terra nel resto del mondo, non sorprendente che lo scrittore Bram Stoker si sia ispirato a lui per dare vita al suo personaggio, il vampiro perfetto, Dracula.



Il mistero della tomba:

Per secoli il monastero di Snagov in Romania è stato indicato come luogo di sepoltura di Dracula nonostante il sepolcro a lui attribuito sia a tutti gli effetti privo di salma umana.
Nel 2014 qualcosa è cambiato.
Una nuova teoria vuole che sua figlia Maria, trasferitasi a Napoli, abbia fatto traslare le spoglie del padre nella città partenopea nella chiesa di Santa Maria la Nova, precisamente nel chiostro piccolo del complesso conventuale risalente al XVI secolo e già luogo di sepoltura di alcuni discendenti di Vlad.
Nel 2025 la decifrazione di una misteriosa iscrizione sulla presunta tomba nella cappella ha suggerito che si tratti proprio della sepoltura di Vlad III: secondo questa teoria, sostenuta fortemente anche da ricercatori dell’Università di Tallinn, Vlad sarebbe stato portato a Napoli dalla figlia Maria Balsa, dove sarebbe stato tumulato nella tomba del suocero di lei, Matteo Ferrillo.
La presenza di simboli particolari sulla tomba tra cui spicca un drago (simbolo di Vlad), rafforza questa ipotesi che troverebbe conferma definitiva solo tramite l'analisi dei resti.
L'iscrizione, che mescola diversi idiomi tra cui il greco antico, fa riferimento ad un campione della cristianità morto due volte, portatore del vessillo del drago e chiamato, forse per un errore ortografico, "Blad dei valacchi".
Come spiegato, solo esami forensi potrebbero confermare o smentire in via definitiva tale ipotesi che nel frattempo viene sfruttata per attirare ricercatori, turisti o anche solo curiosi sul posto e regalare l'emozione di trovarsi al cospetto del luogo dove riposa colui che ha ispirato il più famoso vampiro di tutti i tempi.
Mentre scrivo queste righe (23 aprile 2026) la reale presenza del sanguinario principe di Valacchia in questo luogo da me appena visitato è ancora una teoria senza conferma, ma non nascondo il fascino emanato dal posto.







In esplorazione:

Si accede al luogo della tomba tramite il chiosco laterale alla chiesa, percorrendo un breve loggiato quadrangolare in cui sono presenti diverse sepolture.
Il chiosco è a cielo aperto nella parte centrale mentre il perimetro, in cui sono presenti i sarcofagi murati, è coperto da un soffitto ad archi riccamente affrescato.
La tomba di Vlad è riconoscibile non solo dal simbolo del dragone e dalla targa con impresso il suo volto ma anche da un busto del principe che visibile da lontano ne indica immediatamente l'esatta posizione.
Dopo il mio sopralluogo alla tomba ho completato la visita esplorando il resto del complesso di culto che ospiterebbe le spoglie di alcuni nipoti del principe rumeno, per poi tornare a visitare una delle città più belle e ricche di Storia presenti in Italia, una colonia fondata dai greci in tempi lontanissimi e che al tempo del Regno di Napoli dominò tutto il sud continentale della penisola, portandomi dentro l'emozione della suggestiva ipotesi che, tra tutte le antiche tombe esplorate nella mia vita, ora posso annoverare anche quella del vero Dracula.
L'uomo dietro al mito del vampiro, che terrorizzò l'Europa dell'est ma che difese a spada tratta (o sarebbe più opportuno dire a palo tratto) con la paura il suo popolo da chi ambiva sottometterlo.
Colui che secondo la leggenda ingannò la morte.
Vi lascio con una domanda.
E se anche questa tomba fosse vuota? 



giovedì 19 febbraio 2026

Alla scoperta della Pisa medievale





Introduzione: 


Ogni qual volta mi ritrovo a viaggiare, che sia in Italia o all'estero, la prima cosa che faccio durante il viaggio stesso è una ricerca dei luoghi antichi che posso visitare. 

Da questa mia passione per l'esplorazione di luoghi antichi ha avuto origine questo sito. 

Tuttavia, facendo parte del Gruppo Archeologico Pisano l'area che maggiormente mi ritrovo a trattare è quella in cui opero, la città di Pisa e tutta la sua provincia, dai singoli paesi come Volterra, San Giuliano Terme, Ripafratta e tutti gli altri fino ai siti archeologici sui monti pisani. 

In questo sito ho già trattato ampiamente della presenza prima etrusca e a seguire romana nell'area, così come di alcuni luoghi risalenti al Medioevo. 

Proprio su questo periodo storico si focalizza l'articolo che state per leggere ma questa volta mi concentro su quello che è il centro di Pisa e il passato medievale che trasuda da ogni singolo edificio, vicolo, monumento o chiesa. 

Ho fatto un giro in città fotografando tutto ciò di antico su cui si posavano i miei occhi. 

Mi rendo conto tuttavia che quanto mostrerò e tratterò qui non è che una minima parte di ciò che la città ha da offrire in termini di Medioevo. 

Preparatevi a immergervi nel cuore della Pisa medievale. 



Classico itinerario turistico: 


Inutile girarci intorno, quando un turista approda a Pisa ciò che più d'ogni altra cosa gli interessa vedere è la celebre Piazza del Duomo, o Piazza dei Miracoli, con i suoi colossali monumenti in stile romanico pisano e la famosissima Torre Pendente. 

È normale. 

Giungere qui e mancare la torre sarebbe come andare a Roma e non vedere il Colosseo. 

Purtroppo però esiste una grande differenza tra Roma e Pisa.

Mentre della prima è pienamente valorizzato ogni altro luogo storico della città, a Pisa non si può dire altrettanto e spesso il turista, vista Piazza dei Miracoli, decide di usare la città come trampolino per recarsi altrove, a Lucca o a Firenze. 

Pensano che sia tutto lì, in quella piazza e che non ci sia altro da vedere. 

Ma si sbagliano, ecco perché inizieremo il nostro viaggio proprio da qui per poi recarci in altri quartieri cittadini. 

Oltre a vari musei, Piazza dei Miracoli offre principalmente cinque attrazioni risalenti al Medioevo. 

Iniziamo dalla più celebre, la grande star di Pisa, la Torre Pendente. 



Vista sulla piazza dalla torre 


Naturalmente, avendo vissuto in centro per anni, non ho mancato di visitarla anche all'interno e salirci in cima. 

Piccolo gossip: fu sulla cima di quella torre che feci la proposta di matrimonio a mia moglie. 

Si tratta del campanile dell'adiacente area di culto, pendente a causa del cedimento del terreno argilloso sottostante. 

Pensate che in passato la torre pendeva ancor più di oggi.

Costruita nell'arco di un secolo a cominciare dal 1173, innumerevoli furono i lavori di manutenzione atti a stabilizzarne la struttura fino al secolo scorso quando, tramite tiranti interni, contrappesi e un'opera di bonifica del terreno, fu possibile diminuirne considerevolmente la pendenza e creare una stabilità che stando agli esperti dovrebbe preservarla dal crollo almeno fino al 2300.

Da quell'anno sarà un problema degli ingegneri e della tecnologia del futuro, ma per adesso la torre è salva. 

Il secondo e il terzo monumento della piazza sono il Duomo e il Battistero, rispettivamente databili 1064 il primo e 1152 il secondo. 




Insieme al campanile i tre edifici in stile romanico pisano vanno a creare l'area di culto principale della città. 

La quarta attrazione medievale è il Camposanto Monumentale, un vero e proprio museo a cielo aperto dove le personalità più importanti della Pisa di epoca repubblicana e non solo, tra i quali innumerevoli artisti e uomini di potere, furono tumulati in diverse cripte e all'interno di bellissimi sarcofagi antichi di epoca romana. 










Affreschi, statue e l'architettura ad archi di questo luogo risalente al 1278 lo rendono una delle mete medievali più evocative d'Italia. 












In ultimo, aperto al pubblico da pochi anni il camminamento in quota sulla tratta delle antiche mura di Pisa rimasta ancora percorribile, un percorso di oltre 3 km sull'imponente cinta muraria costruita nel 1161. 




E qui si chiude l'esplorazione di Piazza dei Miracoli la quale, pur possedendo altre attrattive, non fanno al caso di questo articolo. 

È esattamente arrivato a questo punto che il turista medio si convince di aver ammirato tutto ciò che di medievale la città ha da offrire. 

La domanda, tuttavia, può sorgere spontanea: è davvero racchiuso in un'unica piazza il glorioso passato di una città che si diceva l'erede di Roma e che fu, proprio in quei secoli, una delle più potenti Repubbliche Marinare del Mediterraneo? 

La risposta naturalmente è un secco e deciso NO! 




Fuori dai classici itinerari: 


Che cos'ha da offrire Pisa se ci si allontana dal percorso che dalla stazione (o dall'aeroporto) attraversando Corso Italia prima e Borgo Stretto dopo conduce a Piazza dei Miracoli? 

Semplice, altro Medioevo. 

TANTISSIMO Medioevo, infinitamente più di quanto ce ne sia nella suddetta piazza e questo dovrebbe essere percepibile dallo stesso Borgo Stretto, la via più storica della città. 

Sia la via in questione che i suoi vicoli, dai loggiati alla pavimentazione antica fino agli archi che collegano a via Santa Maria e agli edifici di quest'ultima, sono Medioevo puro. 

Ma Pisa è medievale anche sul versante opposto del grande fiume Arno, con piccole tratte interrotte di quella cinta muraria la cui tratta di Piazza dei Miracoli è percorribile, archi, innumerevoli case torri, edifici antichi riutilizzati in epoca moderna, chiese, antichi monasteri adibiti oggi a nuova funzione, alcuni condomini moderni costruiti avvalendosi parzialmente di muri medievali e molto altro.










Per non parlare delle due cittadelle fortificate, la Cittadella Vecchia già precedentemente trattata cliccando QUI e la Cittadella Nuova trattata QUI con il suo magnifico Giardino Scotto all'interno di massicce mura intervallate da possenti bastioni. 











Tra gli edifici medievali lungo via Calvalca il più famoso è la Torre dei Caciaioli, oggi detta Torre del Campano. 




Da qui, procedendo verso est si individuano numerose case torri databili tra il XII e il XIII secolo. 

Non si può non menzionare via San Martino e i vicoletti medievali che da essa si diramano sia in direzione Arno che verso l'interno. 

Può capitare di percorrere uno di questi vicoli, svoltare l'angolo e ritrovarsi dinnanzi a qualche edificio monumentale che nulla ha da invidiare ai già citati monumenti di Piazza dei Miracoli, magari edificato con il medesimo stile architettonico e costruito davanti a un altro palazzo medievale di architettura diversa (vedere foto sottostante).  




Percorrendo i lungarni possono far capolino altre case torri così come la famosa Chiesa della Spina, un magnifico esempio di stile gotico risalente al 1230. 




E se volessimo allontanarci un po' dal centro pur rimanendo entro i confini cittadini? 

In tal caso credo che la chiesa di San Michele degli Scalzi che vedete qui sotto e situata lungo il viale delle Piagge, con il suo campanile pendente (il secondo di Pisa), il mix perfetto tra diversi stili architettonici e artistici dal romanico pisano al bizantino, parli da sola. 





In aggiunta a quanto descritto una menzione particolare va fatta anche quegli edifici di culto come la chiesa di San Pierino in Vinculis che consentono l'accesso alle proprie cripte sotterranee, ma queste meriteranno in seguito un articolo a parte, o la chiesa di San Michele in Borgo edificata tra le rovine di un precedente e antichissimo luogo di culto pagano di epoca romana dedicato al Dio della guerra Marte, testimonianza del passaggio dall'Evo Antico al Medioevo.




Conclusione: 


Tutto ciò che è stato descritto, menzionato e mostrato in questo articolo sulla Pisa medievale è solo una parte di ciò che la città può offrire se, dopo aver ammirato Piazza dei Miracoli, ci si dedica a una ricerca più approfondita. 

Quando parlo di ricerca non intendo tramite web perché a parte pochi edifici o vie qui descritte, la maggior parte del Medioevo pisano non è segnalato da nessuna parte. 

Per ricerca intendo, invece, quella fatta con i propri occhi cogliendo ogni particolare di palazzi, case, monumenti e strade. 









Mentre della Pisa romana è rimasto poco (argomento trattato QUI), e di quella etrusca ancor meno (vedere QUI), se c'è un passato che invece la città trasuda da ogni angolo è proprio quello medievale. 

Pisa è Medioevo ovunque, non solo nell'area della Torre Pendente, ma pochi lo sanno. 

Se siete interessati a visitare le antichità di Pisa dunque, usate questo articolo come spunto ma poi divertitevi a cercare tutto ciò che ho dimenticato di menzionare e credetemi quando vi dico che ho tralasciato davvero molto.